Vaccini in aziende lombarde, pmi rischiano di rimanere fuori

Red
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Milano, 10 mar. (askanews) - "Vaccinazione in azienda: la strada è giusta, ma dobbiamo mettere le Pmi nelle medesime condizioni delle grandi aziende e delle industrie per consentire anche a questa fetta rilevantissima del nostro sistema economico di ripartire». Mauro Colombo, direttore generale di Confartigianato Imprese Varese, commmenta così la delibera 4384 del 3 marzo 2021 con la quale Palazzo Lombardia stabilisce che la vaccinazione anti-Covid sarà organizzata anche «presso le aziende lombarde" e "grazie alla collaborazione dei medici competenti".

La preoccupazione di Colombo è che si inneschino pesanti fattori di disparità, "a cominciare dall'esclusione delle tantissime piccole e medie imprese per le quali è difficile organizzare la somministrazione dei vaccini nella propria sede, in assenza di adeguate condizioni igienico-sanitarie, logistiche e organizzative".

C'è poi un altro nodo critico, ovvero "la necessità di prevedere figure amministrative e infermieristiche che possano contribuire alla (complessa) logistica della vaccinazione, tenuto conto che i medici non possono da soli sostenere tutto il carico amministrativo e burocratico conseguente".

Problemi che il dg considera seri, ma non insuperabili. Confartigianato Varese ha messo nero su bianco le soluzioni in una lettera al presidente di Regione Lombardia, Attilio Fontana e dell'assessore al welfare, Letizia Moratti per comunicare che «per mezzo delle sue società di servizio Artser e Sml Service Consulting, l'associazione di viale Milano mette a disposizione le proprie risorse per facilitare l'accesso alla campagna di vaccinazione anche al personale e ai dipendenti delle piccole aziende". Il ruolo è quello del "facilitatore" e verrà attuato attraverso "la collaborazione dei nostri otto medici competenti e del nostro personale amministrativo nell'organizzazione della campagna di vaccinazione dei circa diecimila dipendenti delle imprese e delle aziende (con sede nelle province di Varese, Milano e Pavia) seguite dalle due aziende di servizio e delle quali i medici conoscono patologie e anamnesi".

Un'apertura alla base della quale Confartigianato Varese chiede che Regione Lombardia faccia la sua parte, mettendo a disposizione uno o due spazi temporanei e attrezzati in provincia di Varese e il necessario personale infermieristico. «Siamo convinti che solo questa possa essere la strada per agganciare le Pmi e offrire loro analoghe opportunità delle industrie e delle grandi aziende» suggerisce Colombo, che al presidente Fontana e all'assessore Moratti ha già garantito massima apertura per approfondire i criteri di operatività di una struttura che, nelle intenzioni, dovrebbe operare 24 ore su 24 su turni, così da garantire diecimila vaccinazioni in meno di due settimane. "Proponiamo a Regione Lombardia - conclude Colombo - un modello di collaborazione pubblico-privato che riteniamo efficace e replicabile su altri territori, per raggiungere velocemente un elevato numero di persone".