Vaccini, cambio radicale di strategia: la svolta di Draghi

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Vaccini, cambio radicale di strategia: la svolta di Draghi (Photo by Alessandro Bremec/NurPhoto via Getty Images)
Vaccini, cambio radicale di strategia: la svolta di Draghi (Photo by Alessandro Bremec/NurPhoto via Getty Images)

Il premier Mario Draghi ha deciso di imprimere una svolta radicale nella lotta al coronavirus cambiando la strategia per le vaccinazioni. Secondo un'indiscrezione di Repubblica, infatti, il governo starebbe valutando di somministrare la prima dose del siero anti Covid a una platea più ampia di popolazione invece di conservare una quota di fiale (il 30% circa) per la seconda dose.

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I vaccini in più a disposizione, quindi, sarebbero due milioni. Il tutto fino a che ci sarà scarsità di approvvigionamenti e cioè fino al via libera del vaccino monodose firmato Johnson&Johnson.

Si tratta di una strategia simile a quella messa in atto dal premier inglese Boris Johnson ma anche uno strappo rispetto al modello fino adesso condiviso dai 27 Paesi europei e suggerito dall’Ema, l’agenzia europea per i medicinali, che raccomanda il richiamo dopo 4-12 settimane.

La scelta di Draghi sarebbe dettata non solo da studi scientifici che dimostrerebbero l’efficacia della monodose, ma anche dal fatto che con i ritmi attuali l’obiettivo del 70% della popolazione immunizzata si raggiungerebbe tra oltre due anni. 

In tal senso di sta muovendo anche il ministro alla Salute, Roberto Speranza, che nel corso di una riunione con i suoi tecnici ha chiesto cosa pensassero dell’idea di fare una sola dose. Gianni Rezza ha spiegato: "Può servire a far circolare meno il virus ma finché c’è la possibilità della doppia somministrazione è la cosa migliore". Franco Locatelli, invece, non sarebbe entusiasta. Massimo Galli, invece, ha dichiarato: "Pur con scarso entusiasmo ritengo di sì. I dati che vengono dall'esperienza israeliana sdoganano quella che e' stata l'esperienza inglese, che e' partita in maniera aprioristica su questa cosa".

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