Vaccini covid e variante Delta, la lezione di Burioni

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Vaccini covid e varianti, la 'lezione' di Roberto Burioni. Il virologo, professore all’Università San Raffaele, interrompe il silenzio su Twitter pubblicando un thread 'didattico' sul tema del momento: i vaccini covid, la loro efficacia, il rischio rappresentato dalle varianti e in particolare dalla variante Delta.

"I vaccini provocano l’emergenza di varianti resistenti? Qualche giorno fa ho sentito al telefono un mio caro amico, Pietro Spagnoli, che mi ha fatto questa domanda, che non ha per niente una risposta semplice", esordisce Burioni. "Siccome Pietro non solo è un amico, ma è pure il cantante che mi ha regalato il miglior Bartolo della mia vita (Rossini Opera Festival 2018) perché finalmente lo ha rappresentato non come un bonaccione beffato, ma come un cattivo malvagio, devo assolutamente rispondergli sperando di fare cosa gradita a tutti voi", è il prologo.

"Un virus (lasciamo perdere come) passa da un animale all’uomo. Se succede nel mondo senza vaccini questo virus comincia a mutare (abbiamo già detto come) e le mutazioni che conferiscono al virus un vantaggio (che tipicamente è costituito dalla maggiore contagiosità) cominciano a emergere e a prendere il sopravvento", afferma Burioni.

"A un certo punto il virus arriverà alla massima contagiosità, infetterà la maggior parte degli abitanti della Terra e poi darà periodiche ondate epidemiche infettando i nuovi nati, non immuni, quando avranno raggiunto un numero tale da sostenere una trasmissione virale intensa. Questo è accaduto per il morbillo, per la rosolia, per l’epatite A e per tanti altri virus: li abbiamo già trovati belli ed evoluti secoli (o millenni) dopo il loro passaggio all’uomo", sottolinea.

"Il coronavirus ha fatto esattamente la stessa cosa: nel marzo 2020 è comparsa una prima variante che ha preso velocemente il sopravvento, poi è arrivata la variante alfa (inglese) che si trasmetteva di più ed è diventata quella dominante, ora c’è la delta che è ancora più contagiosa di quella alfa e sta velocemente prendendo il suo posto. Come conseguenza, il virus attuale è molto diverso da quello che circolava l’anno scorso: il virus è immensamente più contagioso (teniamone conto quando pensiamo alla apertura delle scuole)", prosegue.

"A un certo punto -continua l'excursus- è arrivato in tempo record e nel pieno della pandemia, per la prima volta nella storia dell’Uomo, un vaccino molto efficace. A questo punto la variante conveniente per il virus non è più solo quella che si diffonde di più, ma anche quella che riesce a infettare i già vaccinati. Una simile variante, in assenza di vaccino, non avrebbe alcun vantaggio e non emergerebbe mai".

"Ma in presenza di vaccinati potrebbe emergere. Quindi, in un certo senso, è la vaccinazione a tappeto a creare le condizioni nelle quali un virus resistente potrebbe emergere. Però -avverte- non fate l’errore di considerare questo un effetto negativo dei vaccini: senza vaccini la variante non potrebbe emergere semplicemente perché troverebbe la strada libera verso il contagiare tutto il mondo. Il vaccino è un ostacolo che il virus PROVA a superare con una variante. Ci riuscirà? Questo non possiamo saperlo".

"Fino al momento in cui scrivo queste righe una variante in grado di sfuggire al vaccino non è emersa, e nulla fa pensare che possa emergere, e se emergesse potrebbe essere meno patogena e/o meno contagiosa", dice Burioni. "Però siccome prevedere il futuro non rientra tra i compiti di uno scienziato, di più non si può dire. Che cosa si può invece dire con certezza? Che per generare varianti il virus deve replicarsi infettando le persone. A ogni persona infettata il virus fa un tiro di dadi che potrebbe andargli bene, generando una variante resistente al vaccino", spiega il professore. "Quindi, in realtà, la strategia migliore che abbiamo per impedire a varianti virali resistenti al vaccino di emergere è vaccinare tutti quanti il prima possibile in modo da impedire al virus di replicarsi, e di provare a fregarci".

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