Vaccini e giovani, non si torna indietro. Il punto critico di Corrado Formigli

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Photo credit: Vincenzo Izzo - Getty Images
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Che su Astrazeneca i cittadini siano stati mandati in confusione non ci piove. In un primo momento il vaccino anglo-svedese era raccomandato ai minori di 50 anni. Poi, dopo l’insorgere di alcuni, rarissimi casi di trombosi venosa cerebrale, c’è stato prima il blocco totale del vaccino, poi la raccomandazione di somministrarlo “preferibilmente” alla fascia di popolazione meno soggetta a questa patologia, ossia gli ultrasessantenni. Tutto risolto dunque? Nemmeno per sogno. Perché dietro quel “preferibilmente” si è giocata una partita poco trasparente da parte del governo e delle Regioni. Entrambi hanno di fatto concesso e perfino incentivato l’uso di Astrazeneca anche ai più giovani, contravvenendo al consiglio degli scienziati, pur di aumentare la quota dei vaccinati.

Con gli open day le regioni hanno immunizzato schiere di ragazzi. Fra loro anche la povera diciottenne uccisa dalla prima dose di Az, probabilmente a causa di un’anamnesi fatta male. Solo dopo questa morte assurda ed evitabile si è deciso di vietare il vaccino di Oxford ai minori di 60 anni. Fino ad arrivare al punto di bloccare i richiami a chi ha già avuto la prima dose, suggerendo una vaccinazione “mista”. Questi gli errori. Palesi, visto che sarebbe bastato fare come in Germania, dove non si è lasciata discrezionalità ma si è semplicemente vietato Astrazeneca alle fasce a rischio.

Ma qui occorre fermarsi a riflettere.

Perché la morte pur atroce e ingiusta di una giovane donna sta mettendo in forse l’intera macchina vaccinale per i più giovani. I quali devono essere immunizzati non tanto per la propria sicurezza (i ragazzi non muoiono di Covid) ma per bloccare la circolazione e la trasmissione del virus. Valutare il rapporto rischi-benefici solo dal punto di vista di un ventenne non è dunque né giusto né sufficiente quando si combatte una guerra che coinvolge tutti. Approfittare dei pur legittimi dubbi su Astrazeneca per alimentare scetticismo sui vaccini è pericoloso e antisociale. I ragazzi vanno immunizzati (con Pfizer e Moderna prima di tutto) non per salvare se stessi ma per mettere in sicurezza i soggetti più a rischio e per raggiungere l’immunità di gregge prima che il Covid produca nuove imprevedibili varianti. E se sarà necessario arrivare all’obbligo vaccinale, lo si faccia pure. Come dovere civico verso la comunità.

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