Vaccini e scudo penale, Di Pietro: "Se non funziona ne risponda chi lo crea"

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Con lo stop al vaccino anti-covid di Astrazeneca si pone il problema di tutelare con uno scudo penale il personale sanitario impegnato nelle vaccinazioni. "Mi sembra una guerra fra poveri quella fra il medico che deve avere lo scudo penale per poter fare il vaccino e chi se lo inietta buttando la monetina: vivo o morto. Io intanto vorrei un vaccino sicuro, ma non ci dovrebbe essere bisogno dello scudo penale per i medici, perché se il vaccino non funziona, a risponderne non deve essere il medico che lo sta semplicemente iniettando. È per questo che - dice all'AdnKronos l'ex pm Antonio Di Pietro - non vorrei dare lo scudo penale a chi, invece, crea il vaccino, assicura che va bene e poi non è così. Ma il medico che ne sa del vaccino che sta somministrando? Come fa a sapere se ci saranno delle reazioni".

"Che si faccia un'indagine esplorativa per capire cos'è accaduto - spiega poi Di Pietro -, lo posso capire, è necessario, personalmente, però, avrei aperto l'indagine senza iscrizione a modello 21, senza iscrizione nei confronti dei medici, visto che l'indagine esplorativa si può fare anche in un fascicolo non a carico di persone note. L'idea di partire immediatamente indagando qualcuno - sottolinea l'ex magistrato - mi lascia perplesso, perché è vero che lo si fa a garanzia del medico, ma intanto scatta la gogna. Dunque, semmai si fa un'indagine esplorativa e nel caso si ripete l'atto nel momento in cui viene fuori qualche responsabilità del medico. Il medico, però, è responsabile se ti ficca l'ago nell'occhio invece che nel braccio".

Poi Di Pietro chiosa: "Personalmente non voglio dare nessuna giustificazione a quelli che mi vendono il prodotto, magari per arrivare prima degli altri, e mi danno una ciofeca, ma se cominciamo a dire che ogni cosa che faccio è omicidio colposo, allora non faccio più il medico. E come nella pubblica amministrazione, se ogni cosa che faccio è un abuso d'ufficio, evito di fare il funzionario pubblico".