Vaccini e scudo penale per medici, dibattito aperto

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Vaccino AstraZeneca sospeso in Italia e nel Paese si apre il dibattito se garantire o meno uno 'scudo penale' per medici, infermieri e personale sanitario impegnato nelle vaccinazioni. Un sistema di protezione del comparto, la cui richiesta era arrivata dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici, che tutelerebbe così le categorie ora impiegate nella campagna vaccini da eventuali responsabilità sul piano penale in caso di effetti indesiderati e avversi.

"Il tema di una protezione per il personale sanitario impegnato sulle vaccinazioni, anche a seguito delle vicende delle ultime giornate - ha evidenziato il ministro della Salute Roberto Speranza, nella replica durante l'audizione in Commissione riunite Affari sociali della Camera e Sanità del Senato sulle linee programmatiche del suo dicastero e sulla situazione della pandemia di Covid-19 -, è oggetto di un dibattito pubblico, ci sono stati interventi dell'Ordine dei medici, di sindacati e professioni che operano in questo settore. Voglio riconfermare che c'è la massima attenzione da parte del Governo e c'è una interlocuzione in corso anche al nostro interno". "La mia opinione è che dobbiamo assumere questo tema e costruire nel più breve tempo possibile una risposta che sia capace, diciamo, anche di un intervento di natura normativa. Su questo il Parlamento ha già lavorato e si è confrontato nel mese di aprile, si può ripartire da quel lavoro", ha spiegato il ministro.

Tante le voci a favore dello 'scudo penale' nell'esecutivo. "Serve uno scudo penale il prima possibile in modo che si arrivi davvero a difendere i medici e gli infermieri vaccinatori. Io presentai a inizio legislatura un arbitrato per il contenzioso medico-legale per i medici, gli infermieri e per tutelare i cittadini nelle cause civili", ha affermato ieri il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, ospite di 'TimeLine' su SkyTg24

Dello stesso tenore la nota del sottosegretario di Stato alla Salute, Andrea Costa: "È fondamentale - scrive - assicurare tutela e tranquillità a tutti i vaccinatori che nelle prossime settimane somministreranno milioni di dosi di vaccini anti-Covid ai nostri connazionali. Dobbiamo con urgenza prevedere uno scudo penale per tutti gli attori principali della campagna vaccinale". Per Costa, "dovere del Governo, e quindi del ministero della Salute, è garantire che tutte le donne e gli uomini impegnati attivamente nella campagna vaccinale possano svolgere il proprio lavoro in sicurezza, senza il timore e il rischio di essere coinvolti in eventuali procedimenti giudiziari. Il solo pensiero di un possibile giudizio per responsabilità penale di carattere colposo priva l’operatore sanitario della serenità necessaria a svolgere il proprio ruolo. Il pericolo di perdere la disponibilità di numerosi professionisti è alto. Non è questo il momento di rallentare la campagna vaccinale, che nelle ultime settimane ha raggiunto un punto di svolta".

"Non possiamo né dobbiamo dimenticare il prezioso ruolo che gli operatori del Sistema sanitario nazionale hanno svolto in questo ultimo anno così difficile, combattendo in prima linea e rischiando anche la propria vita, per sconfiggere il virus. Dobbiamo ringraziarli e proteggerli: sono sempre e comunque eroi. Rivolgo pertanto un appello al ministro della Giustizia Marta Cartabia e al presidente del Consiglio Mario Draghi perché prendano in seria considerazione questa misura", aggiunge Costa.

Per il ministro per gli Affari regionali e le autonomie Mariastella Gelmini, "è compito del governo mettere i nostri medici, e tutti coloro che nelle prossime settimane e nei prossimi mesi somministreranno le dosi dei vaccini, nelle condizioni di lavorare in totale tranquillità e sicurezza, senza correre il rischio di essere coinvolti in eventuali procedimenti giudiziari. È urgente un provvedimento, da approvare già nelle prossime ore, per garantire lo scudo penale a tutti coloro che saranno i protagonisti della campagna vaccinale. Dobbiamo ringraziare, anche con azioni concrete, i nostri operatori sanitari che da più di un anno, senza chiedere nulla in cambio, combattono dalla trincea degli ospedali e dei luoghi di cura la guerra contro il virus", spiega in una nota.

Ma se il governo apre alla possibilità, gli esperti si dividono sul tema. "Rimango stupito che ci possa essere un livello di responsabilità dei medici perché la vaccinazione è una misura di sanità pubblica, quindi una decisione politica in capo al ministro", ha sottolineato a Sky Tg24 Andrea Crisanti, microbiologo dell’Università Padova, ospite stamane di Buongiorno. "Di fatto - ha spiegato Crisanti - i medici sono semplici esecutori. Non c’è proprio bisogno di questo scudo. Le persone sono consapevoli degli eventuali effetti collaterali, non c’è per il momento nessuna connessione fra i pochissimi decessi e la vaccinazione. Mi sembra come dover ammettere che il vaccino pericoloso, cosa che non è. Sarebbe una cosa che non genera fiducia".

"Lo scudo penale per i medici vaccinatori? Francamente mi pare una soluzione impraticabile. Bisogna essere franchi e sapere dire le cose come stanno. Io temo che il Governo, pur di non andare incontro a una sorte di ribellione dei medici abbia detto che studierà una soluzione, ma non esiste una soluzione che possa contemperare le diverse esigenze. E' inutile girarci attorno". Così, in una intervista all'Adnkronos, è l'ex Procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia, che oggi indossa la toga di avvocato penalista. L'ex magistrato non condivide infatti l'idea di uno scudo penale per i medici vaccinatori, come chiesto dalla Federazione dopo l'iscrizione nel registro degli indagati per omicidio colposo dei medici e dei sanitari che hanno somministrato il vaccino al militare morto poche ore dopo la somministrazione di AstraZeneca. "In questo momento di assunzione di responsabilità - dice Ingroia - se il medico è tranquillo con la sua coscienza e fa il suo dovere, il fatto che ci sia il rischio di essere iscritto nel registro degli indagati per poi accertare che non ha alcuna responsabilità, mi pare un modo di anteporre le proprie esigenze. Un modo un po' egoistico, insomma, di approcciare la questione anteponendo le proprie esigenze personali, di tutela personale, alla tutela della salute e della comunità, mi spiace dirlo ma è così".

"Ciascuno - ribadisce Ingroia - a seconda della professione che svolge deve anteporre l'interesse collettivo agli interessi personali". La richiesta è partita dalla Federazione nazionale degli ordini dei medici, ed è stata condivisa da tutti gli operatori sul campo. Una richiesta accolta dal governo che, come ha annunciato il ministro della Salute Roberto Speranza, sta già lavorando a una norma in questa direzione. Per Antonio Ingroia lo scudo penale è una soluzione che "non si può condividere".

"Capisco le preoccupazioni, specie in questo periodo - dice l'ex pm - del governo che si pone il problema del rischio che ci possa essere un disimpegno di vaccinatori. Ma come dovrebbe prevedersi questo scudo? Uno scudo totale, di impunità totale? E' impensabile. Leggo sui giornali che si dice si vorrebbe limitare lo scudo ai casi di dolo e colpa grave in relazione alle imprevedibili reazioni negative del vaccino. Bene, e che fa il magistrato in questo caso? Siccome non può saperlo prima, quando farà l'autopsia inevitabilmente dovrà iscrivere il medico nel registro degli indagati prima dell'autopsia. Quindi, questo tipo di soluzione on risolverebbe il timore dei medici di essere prematuramente indagati. Cosa che è inevitabile per la tutela della prova". Quindi, per Antonio Ingroia, "una impunità totale sarebbe una follia, perché ci può essere anche il caso del medico per che imperizia causi conseguenze dannose al paziente".

"Penso che non sia assolutamente necessario uno scudo penale per i medici, perché già la legislazione attuale costituisce uno scudo assolutamente solido. Se il medico rispetta i protocolli quelli stabiliti dall’Aifa, dall’Ema e dall’ospedale, non ha nessun tipo di problema. Scudo penale o meno, la magistratura le indagini le deve fare in ogni caso. Lo scudo penale, a mio avviso, è inutile". Così all’AdnKronos l'ex pm Alfonso Sabella, oggi giudice del Tribunale del Riesame di Napoli.

"Nessuno scudo penale che possa riguardare i vaccini può impedire al pm di svolgere le indagini – aggiunge Sabella -, perché se una persona che si è fatta il vaccino muore, anche se c’è lo scudo penale il pm le indagini le deve comunque avviare, perché, ad esempio, bisogna verificare se in quel vaccino è stato messo del veleno, se il medico che l’ha inoculato ha violato i protocolli, se la siringa era infetta e nessuno l’ha sterilizzata. Ci possono essere duemila ragioni per avviare l’indagine, ecco perché penso che ci troviamo di fronte a una tempesta in un bicchier d’acqua, si ciurla nel manico, è una questione priva di qualsiasi fondamento".

Subito dopo Sabella sottolinea: "A meno che non si voglia stabilire che per tutti quelli che vengono vaccinati, le indagini non si possono fare. Se qualcuno se la sente di varare una norma di questo tipo… i medici non hanno nulla da temere, il rischio di un avviso di garanzia e dell’avvio di un procedimento penale è insito nella loro professione, perché purtroppo si ha a che fare con un bene primario, che è quello della salute, e quando questo bene viene leso, è normale, fisiologico che un pm faccia le indagini".

Per l'ex procuratore aggiunto di Venezia Carlo Nordio, si tratterebbe invece di un "provvedimento necessario, da inserire in un più vasto contesto di tutela della professione sanitaria, da tempo aggredita da denunce e citazioni infondate, con l'unico risultato di determinare la cosiddetta 'medicina difensiva', che alla fine si rivela costosa per lo Stato e dannosa per gli stessi pazienti", spiega all'AdnKronos.