Vaccino Astrazeneca, c'è un collegamento con rare trombosi?

Dopo lo stop di metà marzo, il vaccino anti-Covid di Astrazeneca torna nel mirino delle autorità sanitarie, in particolare dell’Agenzia Europea per i farmaci (EMA). I cittadini sono stati nuovamente rassicurati sul fatto che i benefici derivanti dall'immunizzazione con il siero di Oxford sono superiori ai possibili rischi ma questa volta il Comitato per la Sicurezza dell’EMA, il PRAC, non si è limitato a segnalare solo il legame temporale tra le trombosi registrate nella popolazione vaccinata e il farmaco ribattezzato Vaxzevria, ma ha evidenziato anche un “probabile e raro nesso causale tra i fenomeni avversi e l’inoculazione dell’antidoto”. L’incidenza delle possibili ‘trombosi da vaccino’ è assai bassa, pari ad un caso ogni centomila circa. L’EMA invita le autorità nazionali a somministrare il siero di Astrazeneca preferibilmente sopra ai 60 anni pur ribadendo che resta un farmaco approvato dai 18 anni in su. L’azienda farmaceutica dovrà condurre nuovi e scrupolosi studi per verificare la sicurezza del vaccino soprattutto esaminando il possibile nesso con le trombosi.