Vaccino AstraZeneca, Rasi: "Prima dose a tutti senza limiti"

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"Prima dose di vaccino AstraZeneca a tutti, senza limiti". Rimandando il richiamo "a 3 mesi ed eventualmente anche oltre", così da avere "tutto il tempo e le informazioni utili a capire se dare la seconda dose o no, e a chi". E' "la strategia" che con il nuovo governo Draghi "l'Italia potrebbe adottare" rimodulando la campagna vaccinale anti-Covid e che sarebbe "assolutamente giustificata dai dati disponibili", secondo Guido Rasi, docente di Microbiologia all'università di Roma Tor Vergata, ex direttore esecutivo dell'Agenzia europea del farmaco Ema.

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"Per quanto riguarda il vaccino di AstraZeneca - spiega l'esperto all'Adnkronos Salute - fin dall'inizio era chiaro dai dati, e così aveva suggerito già l'Ema, che la seconda dose poteva essere fatta 3 mesi dopo la prima. Adesso nuove informazioni sembrano dire che il richiamo può essere forse somministrato anche oltre i 3 mesi". Pertanto "è assolutamente giustificato - sostiene Rasi - iniziare con una prima dose a tutti, non mettere da parte la seconda e valutare se rimandare un eventuale richiamo anche dopo 3 mesi dal primo inoculo. Ora che la vaccinazione" contro il coronavirus Sars-CoV-2 "ha preso piede a livello mondiale", l'ex numero uno dell'Ema invita infatti a considerare che "ogni 15-20 giorni disporremo di nuovi dati che ci permetteranno di raffinare la strategia vaccinale in corso d'opera".

"Le informazioni che si stanno accumulando - sottolinea Rasi - stanno indicando che il vaccino AstraZeneca è molto più potente di quanto si pensava all'inizio", complice anche "qualche problema di comunicazione" da parte dell'azienda. "Se iniziamo adesso a somministrare la prima dose di vaccino AstraZeneca a tutti - ribadisce l'esperto - abbiamo 3 mesi davanti a noi", un periodo in cui "avremo tutte le ulteriori informazioni per capire se dobbiamo dare la seconda dose o no, e a chi". Quindi "prima dose subito a tutti senza preoccuparsi della seconda, perché c'è tutto il tempo di farla e di capire come".

Per quanto riguarda invece i vaccini i vaccini a mRna, quelli di Pfizer/BioNTech e di Moderna, "si sconsiglia vivamente di cambiare lo schema di somministrazione" attuale. "Sono vaccini completamente diversi, basati su una tecnologia del tutto nuova - ricorda Rasi - per cui è bene attenersi ai protocolli che hanno dato risultati certi, che fra l'altro si stanno riproducendo molto bene anche 'sul campo' come dimostra l'esperienza di Israele con i suoi grandi numeri di vaccinati". Per questi prodotti a Rna messaggero, "non attenendosi ai protocolli noti si rischierebbe di fare confusione senza dati a supporto - avverte il docente di Tor Vergata - magari illudendosi che i vaccinati siano immunizzati già dopo una sola dose" senza che ciò sia vero, e correndo il pericolo di "credere di avere ottenuto un risultato che invece non c'è stato".

Ma la somministrazione su larga scala della prima dose di vaccino AstraZeneca quali fasce di popolazione dovrebbe riguardare, alla luce dei limiti di età e condizioni di salute indicati dall'Agenzia italiana del farmaco Aifa? "Dovrebbe riguardare tutta la popolazione", risponde Rasi che torna a rimandare ai termini dell'approvazione Ema, evidenziando inoltre come "ulteriori aspetti strategici nella distribuzione del vaccino AstraZeneca rispetto agli altri due" possano "venire anche dalle condizioni logistiche, considerate le modalità di conservazione dei tre vaccini": in congelatori a basse o bassissime temperature per Pfizer/BioNTech e per Moderna, in frigoriferi normali per AstraZeneca.

"Io personalmente darei anche nelle Rsa, agli anziani, a casa o negli studi medici, a chiunque sia in condizioni di salute tali da potersi alzare sulle proprie gambe, il vaccino AstraZeneca che si sta rivelando molto più potente di quando pensavamo", ripete l'ex direttore esecutivo dell'Ema che, per chiarire ulteriormente le potenzialità d'impiego dello 'scudo' prodotto dal farmaceutico gruppo anglo-svedese, non usa mezzi termini: "Nonostante un evidente errore di comunicazione dell'Aifa, il vaccino di AstraZeneca è un vaccino per tutti, senza limitazione alcuna, così come detto e ribadito dall'Ema".

Raggiungere un''indipendenza vaccinale' che permetta all'Italia di premere forte sull'acceleratore della profilassi anti-Covid è l'obiettivo indicato da più parti come cruciale in queste ore, con il nuovo governo Draghi ormai pienamente operativo. Ma è fattibile una produzione nazionale di vaccini contro il coronavirus Sars-CoV-2? "Sarebbe molto positivo se lo Stato supportasse un adeguamento industriale per riportare la produzione di vaccini in Italia quanto prima - dichiara Rasi all'Adnkronos Salute - cosicché gli attuali produttori", le multinazionali del farmaco dalle quali al momento dipende la distribuzione di dosi ai vari Paesi, "siano invogliati ad avvalersi anche dell'Italia" e di stabilimenti tricolore in grado di contribuire alle forniture.

Il dibattito sull'opportunità o meno di percorrere la via della licenza obbligatoria non appassiona l'esperto. "Teniamo conto - sottolinea Rasi - che un vaccino non è la torta della nonna che ti piace, chiedi la ricetta, te la danno e la rifai. Ci vuole il trasferimento tecnologico. Una procedura complessa - avverte - che per essere efficace, veloce e di qualità deve essere ben pianificata, soprattutto con chi attualmente le tecnologie necessarie le possiede".