La lunga corsa al vaccino. Rezza (Iss): "Sarà difficile averlo già quest'anno"

(Photo: Sylvain Lefevre via Getty Images)

La corsa contro il tempo è scattata, ma per mettere a punto un vaccino contro il Covid-19 ci vorrà tempo. Gianni Rezza, direttore del Dipartimento Malattie infettive dell’Istituto Superiore di Sanità, invita alla cautela. Difficile arrivare a un vaccino nel giro di un anno”, puntualizza. Intanto, varie aziende in diversi Paesi stanno lavorando per centrare l’obiettivo e realizzare lo scudo di protezione dal virus che sta spaventando il mondo. In Cina sono stati avviati i test sugli animali, in Australia si è conclusa la fase di sperimentazione in laboratorio per il vaccino sintetizzato dai ricercatori dell’Università di Queensland.

Negli Stati Uniti l’azienda biotech “Moderna Inc.” ha annunciato di aver inviato al Niaid, l’Istituto Nazionale delle Allergie e Malattie Infettive il primo lotto del vaccino sperimentale per avviare la fase 1 della sperimentazione clinica sull’uomo e il direttore del Niaid, il celebre immunologo Anthony Fauci, ha spiegato che l’Istituto “sta esplorando diversi candidati sul fronte vaccini” e che “questa prima fase del trial clinico prevede la somministrazione del vaccino sperimentale ad adulti sani negli Stati Uniti per verificare se il prodotti è sicuro e se può indurre una risposta immunitaria”, precisando: “Un vaccino contro il coronavirus probabilmente non sarà ampiamente disponibile per più di un anno”.

Moderna Inc”, in collaborazione con gli studiosi dei Centro di ricerca sui vaccini Niaid, ha utilizzato una molecola chiamata “mRna”, che trasferisce le informazioni genetiche nelle cellule, imitando un’infezione naturale per stimolare una risposta immunitaria più potente contro il coronavirus. Il vaccino potrebbe imitare la proteina detta “spike” che si trova sul Covid-19 e su altri coronavirus come quello della Sars e della Mers.

Qualche settimana fa Fauci ha dichiarato che gli studi clinici iniziali inizieranno entro due mesi e mezzo per testare la sicurezza del vaccino su un piccolo gruppo di persone. Entro la fine di aprile, dunque, il Niaid potrebbe avviare un test clinico su venti-venticinque volontari sani e i risultati iniziali potrebbero essere disponibili già a luglio o agosto.

 

(Photo: Sylvain Lefevre via Getty Images)

Anche in Italia, oggi in lotta contro il contagio che per ora si è diffuso in nove regioni e ha ucciso undici persone, si lavora per arrivare quanto prima possibile a un vaccino contro il coronavirus. 

La “Irbm Science Park Spa”, che ha sede a Pomezia e attraverso la sua divisione vaccini “Advent Srl” collabora con lo Jenner Institute dell’Università di Oxford, sta per mettere in produzione le prime mille dosi di un vaccino contro il Covid-19. “Lo faremo già dalla prossima settimana - spiega Piero Di Lorenzo, presidente di Irbm - l’Istituto Jenner dell’Università di Oxford, col quale la nostra divisione vaccini collabora, è un’eccellenza mondiale nello studio dei vaccini, segue il coronavirus dai tempi della Sars e dopo che i cinesi hanno isolato e sequenziato il gene del nuovo coronavirus, sono partiti subito per sintetizzare il gene della proteina “spike”, quella cattiva, la corona di questo nuovo virus. Noi, da quando abbiamo messo a punto e prodotto il vaccino contro Ebola, abbiamo esperienza consolidata nel campo degli adenovirus, veicolo che si carica dentro il gene modificato della proteina “spike” che in tal modo viene inoculato nell’organismo umano, il quale reagisce producendo gli anticorpi. Abbiamo caratterizzato l’adenovirus, lo abbiamo messo in condizione di ricevere la proteina “spike” sintetizzata a Oxford e adesso stiamo terminando il processo di purificazione dell’adenovirus per andare in produzione con le prime mille dosi del vaccino”.

Quanto ai tempi, “prevediamo di essere pronti con queste mille dosi a giugno - puntualizza Di Lorenzo - in modo che si possa avviare la fase sperimentale dei test su cavie animali. Nel frattempo, continueremo a produrre e se, come ci auguriamo, sugli animali non si evidenzieranno tossicità e effetti collaterali particolarmente importanti, si potrà passare subito alla fase della sperimentazione clinica sull’uomo”. Conclusa questa, si aprirà poi quella della messa in commercio che necessita di autorizzazioni precise e per ottenerle serve altro tempo. Di Lorenzo preferisce non sbilanciarsi - “meglio non fare previsioni”, dice - ma tiene a precisare: “Vige sempre il principio del male minore. Se l’epidemia dovesse diventare molto preoccupante, le autorità possono accorciare i tempi per la messa in commercio o meglio per la distribuzione del vaccino per l’uomo. Quando abbiamo richiesto l’autorizzazione per il vaccino contro Ebola, per esempio, l’abbiamo ricevuta in tempi inimmaginabili. Le procedure che possono richiedere fino a un anno, in quel caso data la situazione, sono state velocissime”.

L’evolvere della diffusione del contagio da Covid-19 potrebbe, dunque, accelerare l’iter. “Ma la fase sperimentale richiede comunque i suoi tempi”, ribadisce Rezza. E, a proposito dei vaccini annunciati da “Moderna Inc” e da “Irbm”, il direttore del dipartimento malattie infettive dellIstituto superiore di Sanità spiega: “Quello messo a punto negli Usa è stato realizzato usando la molecola “mRna”, di vaccini del genere non ne sono stati ancora utilizzati. Sarà subito sperimentato sull’uomo, ma a mio avviso richiederà maggiore attenzione in fase di “safety”, quando si andrà a verificare la sicurezza. Quello della società di Pomezia e dello Jenner Institute, invece, è realizzato utilizzando un vettore diverso, un adenovirus di scimmia, già usato per il vaccino contro Ebola e quindi la sperimentazione sull’uomo, che inizierà una volta terminata quella su cavie animali, sarà più rapida”.

Insomma, a conti fatti, i tempi per tagliare il traguardo potrebbero essere gli stessi o comunque molto ravvicinati. In entrambi i casi non velocissimi, considerato che superate le fasi della sperimentazione, il vaccino dovrà poi essere prodotto in quantità sufficienti per la distribuzione e dopo messo in commercio “e questo richiederà inevitabilmente altri passaggi”, fa notare Rezza. E conclude: “Mi sembra difficile ci si arrivi prima del 2021”.

(Photo: ASSOCIATED PRESS)

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