Vaccino Covid, bisogna accelerare ma resta il nodo 'vaccinatori'

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Sul vaccino anti-Covid la parola d'ordine è accelerare. Ma per farlo il nodo da sciogliere è quello dei vaccinatori. "Bisognerà fare un grande piano coordinato aumentando il numero dei vaccinatori ed i luoghi dove vaccinare", afferma all'Adnkronos Salute Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministro della Salute Roberto Speranza. E va fatto "coinvolgendo i medici di medicina generale e i professionisti volontari in luoghi dove poter vaccinare migliaia di persone in tempi contenuti".

Una linea condivisa anche dal virologo dell'Università statale di Milano e presidente nazionale dell'Anpas, Fabrizio Pregliasco che all'Adnkronos conferma quanto sia "fondamentale avere modalità multiple di somministrazione" indicando anche lui la necessità del coinvolgimento dei "medici di famiglia o anche del volontariato. I primi - spiega - hanno gli strumenti per individuare i soggetti a rischio e facilitare l'adesione al vaccino. Il secondo può mettersi a disposizione per collaborare alla logistica e all'organizzazione delle vaccinazione di massa".

Ma a frenare, per il momento, sono proprio i medici di famiglia che per ora non sono stati vaccinati. "E' evidente - sottolinea Silvestro Scotti, segretario generale della Federazione dei medici di medicina generale - che i medici di famiglia e i pediatri di libera scelta non sono stati considerati operatori sanitari vaccinabili come prima linea, fino a questo momento. Ora, pensare di rendere vaccinatori professionisti che non sono stati immunizzati, in una vaccinazione di massa che comunque comporterà la possibilità di contatto con persone asintomatiche o in periodo finestra, è pura follia perché esporrebbe a contagi una categoria che già tanto a pagato anche in termini di vittime del virus ".

"E' ovvio - sottolinea Scotti - che non potremo procedere alla vaccinazioni dei pazienti senza che siano passati i 7 giorni dalla seconda dose, quando l'efficacia del vaccino è massima", spiega Scotti che rinvia anche la possibilità di un accordo con le Regioni, come proposto dal coordinatore dei governatori, Stefano Bonaccini, a quando tutti i dottori di famiglia saranno protetti. E sottolinea l'incongruenza di una vaccinazione fatta, ad oggi, a personale non sanitario: "Dai dati Aifa risultano 28mila operatori non sanitari vaccinati. Se quei 28mila vaccini fossero stati spostati su medici di famiglia e pediatri sarebbe stato già vaccinato il 50% dei professionisti. Avendo così disponibili altri vaccinatori in grado di aumentare il numero di vaccinazioni eseguite. E anche di molto visto che, con la vaccinazione antinfluenzale abbiamo chiaramente dimostrato di essere in grado di vaccinare milioni di pazienti in pochi mesi".

Situazione analoga quella che riguarda circa 60mila infermieri liberi professionisti che hanno i requisiti richiesti dal bando del Commissario straordinario Arcuri, in stand by perché non essendo dipendenti non hanno ricevuto alcuna priorità nell’essere essi stessi vaccinati. Per questo Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche (Fnopi) ha inviato una lettera-appello al presidente del Consiglio Conte, ai ministeri della Salute e degli Affari regionali Speranza e Boccia in cui lancia un triplo appello: è necessario accelerare l’accesso all’immunizzazione delle priorità vaccinali degli infermieri che operano a qualsiasi titolo sul territorio; nella professione infermieristica, laureati, spesso specializzati e regolarmente iscritti agli albi, ci sono circa 60.000 infermieri liberi-professionisti, che sono anche quelli di elezione per la partecipazione ai bandi per reperire operatori che possano somministrare i vaccini, purché questo avvenga in sicurezza.