Vaccino covid, Ema: Pfizer, Moderna e J&J efficaci contro varianti

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Buone segnali di efficacia nella lotta contro le varianti del Covid-19 per i vaccini sviluppati da Pfizer-BioNtEch e da Moderna, in base ai dati arrivati da Israele. Così come ci sono prove rassicuranti - trial clinico con soggetti di varie parti del mondo, inclusi Brasile e Sudafrica - degli effetti sulle varianti anche per il vaccino Johnson & Johnson.

Per i vaccini a m-Rna, quelli sviluppati da Pfizer-BioNtEch e da Moderna, "le informazioni più rilevanti sono i dati arrivati da Israele, dove la variante B.1.1.7", la cosiddetta variante inglese, "è predominante": e questi dati "hanno dimostrato un'efficacia davvero buona del vaccino di Pfizer/BionTech", dice Marco Cavaleri, responsabile per la Strategia vaccinale dell'Ema, in audizione davanti alla commissione Envi del Parlamento Europeo, a Bruxelles.

"Il livello di cross-neutralizzazione contro la variante sudafricana, con Moderna - continua Cavaleri - è ridotto di sei volte rispetto alla variante B.1.1.7. Ciò nondimeno, c'è un livello molto elevato di anticorpi neutralizzanti, quindi ci aspetteremmo che il vaccino sia in grado di proteggere dalla variante sudafricana". Simile il discorso per il vaccino di Pfizer/BioNTech, "dove il livello di cross-neutralizzazione è ridotto" per la variante sudafricana "rispetto al ceppo originario, ma non a un livello tale da neutralizzare la risposta immunitaria".

Cosa che, spiega, "è un ottimo segnale che il vaccino sia in grado di mantenere la protezione, anche se - precisa - non abbiamo ancora prove a livello di trial clinici per la protezione contro la variante sudafricana o quella brasiliana".

Ci sono poi, continua Cavaleri, "altri dati che riguardano il vaccino approvato di Johnson & Johnson. E' stato studiato in un trial clinico grande: hanno reclutato soggetti in varie parti del mondo, inclusi Brasile e Sudafrica. Si è visto che in Sudafrica all'epoca, quando la variante sudafricana era quella che circolava di più, è stata dimostrata la protezione, in termini di protezione dalla malattia moderata ma anche dalla malattia grave".

"Per quanto riguarda la protezione dalla malattia grave - prosegue Cavaleri - il livello è piuttosto simile a quello che vediamo in altre parti del mondo, dove circolava il ceppo originario del virus, come gli Usa. Queste sono buone prove, e piuttosto rassicuranti, sul fatto che il vaccino" di Janssen (J&J) "possa proteggere dalla Covid-19 provocata dalle nuove varianti".

"Per quanto riguarda il vaccino Novavax - aggiunge Cavaleri - non ancora approvato, hanno condotto studi sia nel Regno Unito che in Sudafrica. Nel Regno Unito, con la variante B.1.1.7 che circolava maggiormente (la cosiddetta variante inglese, ndr), hanno dimostrato un'efficacia molto elevata, il 90%, che è notevole".

"Anche in Sudafrica - prosegue Cavaleri, riferendosi al siero di Novavax - dove la variante è più insidiosa, il livello di protezione era intorno al 60%, il che è un ottimo segnale del fatto che questi vaccini sono in grado di proteggere in buona misura contro questa variante".

"In uno piccolo studio condotto con il vaccino AstraZeneca - continua - su circa 2mila individui, lo studio non ha mostrato alcuna efficacia del vaccino per quanto riguarda una malattia tenue in un contesto in cui la cosiddetta variante sudafricana era il virus che circolava maggiormente".

"Questi dati sollevano un po' di preoccupazione - aggiunge Cavaleri - sulla capacità del vaccino di prevenire la malattia; tuttavia è importante per me sottolineare che parliamo di malattia lieve in uno studio piccolo. E non sappiamo se la protezione dalla malattia grave possa essere fornita dal vaccino. Avremmo bisogno di più dati per valutare la capacità del vaccino di proteggere - conclude -, cosa che non possiamo escludere al momento".