Vaccino Covid, funzionerà sugli anziani?

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Mentre continua la corsa al vaccino - con 52 candidati sperimentali in fase clinica secondo l'ultimo aggiornamento dello Spallanzani - gli scienziati si interrogano sull'efficacia dei futuri sieri anti-Covid, in particolare nella fascia di popolazione più a rischio: gli anziani e i fragili. "Cosa accadrebbe se un vaccino contro Covid-19 offrisse poca o nessuna protezione nei gruppi ad alto rischio, come gli anziani e le persone con patologie, ma fosse in grado di ridurre l'infezione o l'infezione nei giovani adulti?". A interrogarsi sono Marc Lipsitch, epidemiologo dell'Harvard T.H. Chan School of Public Health e Natalie Dean del Dipartimento di Biostatistica dell'University of Florida, in un articolo su 'Science'.

Secondo gli esperti una strategia di protezione indiretta - in base alla quale coloro che sono in contatto con individui ad alto rischio vengono vaccinati per ridurre la trasmissione - potrebbe essere preferibile, una volta che le scorte di vaccino diventeranno sufficienti. Questa considerazione rispecchia il modo in cui le campagne contro l'influenza - inizialmente rivolte agli anziani - più recentemente si sono concentrate sulla popolazione generale, in parte per migliorare la protezione indiretta.

"È urgente ottenere prove su come ogni vaccino sperimentale influisce sull'infettività prima dell'approvazione o subito dopo - affermano gli autori - per pianificare in che modo utilizzare questi vaccini in modo coordinato". Fra i nodi da sciogliere: capire se i sieri possono prevenire l'infezione o ridurre la contagiosità, e quanto sono efficaci nei diversi sottogruppi di pazienti.