Vaccino, Ospedale Bambino Gesù: in immunodepressi efficacia minore

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Roma, 4 ott. (askanews) - Tre pazienti immunodepressi su dieci non rispondono al vaccino anti SARS-CoV-2. Sette su dieci sviluppano anticorpi e linfociti specifici contro il virus, soprattutto dopo la seconda dose, ma in quantità inferiori rispetto alle persone sane. Il dato emerge da 3 studi condotti dai ricercatori dell'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù su tre diverse categorie vulnerabili: pazienti affetti da immunodeficienza primitiva, pazienti sottoposti a trapianto di cuore/polmone e un gruppo con trapianto di fegato/rene. I risultati indicano la necessità di accrescere il livello di protezione dei più fragili con dosi di richiamo e confermano ulteriormente la sicurezza dei vaccini anti-COVID: nessuna reazione avversa significativa. Le indagini sui pazienti con immunodeficienza primitiva e sul gruppo di trapiantati cuore/polmone sono state condotte dall'Unità di ricerca di Immunologia clinica e Vaccinologia, e sono state pubblicate, rispettivamente, sulle riviste scientifiche Frontiers in Immunology e Transplantation. Entrambe fanno parte di uno studio più ampio, denominato CONVERS, a cura dei medici e dei ricercatori guidati dal prof. Paolo Palma, che include altre tre ricerche in via di conclusione su pazienti con infezione perinatale da HIV, malattia infiammatoria cronica intestinale e Sindrome di Down. Lo studio sui giovani con trapianto di fegato e rene è stato invece coordinato dai ricercatori della struttura complessa di Follow-up Trapianto renale guidata dal dott. Luca Dello Strologo.

Dai tre studi emerge che, in media, il 30% dei pazienti immunodepressi non sviluppa alcuna forma di immunità al virus, mentre il restante 70% risponde al vaccino, soprattutto dopo la seconda dose, ma in misura minore rispetto ai soggetti sani (meno anticorpi e meno linfociti specifici contro il SARS-CoV-2) e con delle differenze da gruppo a gruppo. «I risultati dei nostri studi dimostrano che è indispensabile proteggere le categorie più fragili somministrando la terza dose di vaccino, calibrando i dosaggi o ricorrendo a nuove formulazioni vaccinali adiuvate in grado di potenziare la risposta immunitaria al virus e mantenerla nel tempo» sottolinea Paolo Palma, responsabile di Immunologia clinica e Vaccinologia del Bambino Gesù, «al tempo stesso è necessario raggiungere una copertura vaccinale quanto più estesa possibile. Il rischio di infezione è maggiore tra i bambini e i ragazzi immunodepressi. Ognuno di noi, con il proprio vaccino, è responsabile anche della loro salute». Tutti gli studi confermano la sicurezza del vaccino anti SARS-CoV-2 anche sulle categorie più fragili: nei tre gruppi analizzati, dopo la somministrazione delle dosi sono stati registrati solo effetti collaterali transitori e di lieve entità. In nessun caso è stato necessario il ricovero ospedaliero.

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