Vaccino russo Sputnik anche in Italia? Il parere degli esperti

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(AP Photo/Pavel Golovkin)
(AP Photo/Pavel Golovkin)

Visti i ritardi nella consegna delle dosi e i possibili rallentamenti nella campagna vaccinale, c'è chi inizia a guardare altrove. L'assessore alla Sanità della Regione Lazio, Alessio D'Amato, ha lanciato una proposta che ha fatto discutere: "L'Ema (l'Agenzia europea del farmaco) ci faccia usare lo Sputnik. A noi poco importa che il vaccino sia russo, cinese o tedesco. Basta che superi tutti i controlli di qualità e che poi arrivino le fialette, altrimenti saremo costretti a procedere a rilento".

Il vaccino russo "Sputnik V", che aveva lasciato diversi dubbi negli esperti quando furono presentati i dati, potrebbe davvero diventare l'ancora di salvezza per l'Europa? Ecco il parere di alcuni esperti a riguardo.

Bassetti: "Aprire al vaccino Sputnik V russo e a quelli cinesi"

"Noi abbiamo bisogno di arrivare almeno a 40 milioni di persone vaccinate per l'autunno e così non ce la facciamo - spiega all'Agi l'infettivologo, Matteo Bassetti, direttore della clinica malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova - quindi io sarei d'accordo ad aprire al vaccino Sputnik V russo e a quelli cinesi. Lo ha già fatto l'Ungheria. Questo, ovviamente, dopo una valutazione dell'Ema. L'Italia deve spingere di più perché il vaccino è l'unica arma per tornare alla nostra vita. Poi arriveranno anche altri vaccini, ma al momento vanno acquistati quelli che ci sono".

VIDEO - L’Ema deciderà sull’autorizzazione del vaccino Sputnik

Pregliasco: "Ci vuole trasparenza dei dati"

"Ci vuole il passaggio all'Ema e la trasparenza dei dati, ma non vedo preclusioni al suo utilizzo in Italia", afferma all'Adnkronos Salute il virologo Fabrizio Pregliasco, docente dell'università Statale di Milano. Quello russo "è un vaccino della stessa tipologia di quello sviluppato da AstraZeneca", aggiunge.

Ricciardi: "Serve approvazione Aifa"

La possibilità che l'Italia apra al vaccino russo dipende da una condizione, chiarisce Walter Ricciardi, docente di Igiene all'università Cattolica di Roma e consulente del ministro della Salute: "Non fino a quando non è approvato dall'Aifa".

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