Vaccino Sputnik, Bucci: "Cautela, intorno a sieri molti interessi"

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Sul vaccino anti covid Sputnik in Italia "stiamo assistendo a uno spettacolo dove gli interpreti non sono quelli giusti". Mentre la Camera di commercio italo-russa firma l'accordo con la prima azienda a sito produttivo 'tricolore' per produrre il vaccino russo, e l'Inmi Spallanzani di Roma preme l'acceleratore verso il siero 'made in Mosca', Enrico Bucci, biologo della Temple University di Philadelphia negli Usa, in un'intervista a 'La Repubblica' invita alla "massima cautela".

"In tempi di pandemia - spiega - un tema del genere non può essere a capo delle Regioni, di un singolo ospedale o di un finanziere come Vincenzo Trani (capo della Camera di commercio italo-russa, ndr), uomo della propaganda del Cremlino. Parliamo di sanità nazionale, non di business. Gli interpreti dovrebbero essere l'Ema, l'Aifa e il Governo. Francesco Vaia è il direttore sanitario dello Spallanzani, ma parla come se fosse un ministro". Si è chiesto il perché di queste anomalie? "Beh, è chiaro che intorno ai vaccini girino molti interessi - risponde lo scienziato -. E dunque molte anomalie, come quella che abbiamo visto nel caso dell'italiano ReiThera, anche questo fortemente sponsorizzato dallo Spallanzani: ReiThera ha infine ricevuto un finanziamento pubblico da Invitalia di 81 milioni, e parliamo di un farmaco per il quale non esiste ancora una singola pubblicazione".

Tornando al vaccino russo, "al momento su Sputnik abbiamo due articoli su 'Lancet' e tre correzioni. Generalmente una rivista scientifica mette a disposizione i dati e le conclusioni degli autori, ma in questo caso abbiamo avuto solo le conclusioni. E' impossibile ricostruire i dati che le hanno generate perché non sono state messe a disposizione, nonostante reiterate richieste da tutto il mondo. I primi veri dati che abbiamo - precisa Bucci - sono quelli dell'Argentina. E il livello di anticorpi medio contro la proteina Spike è di 8 volte inferiore rispetto a quanto dichiarato dai russi. E' uno studio ancora piccolo, ma i numeri non tornano, proprio come hanno sospettato studiosi di tutto il mondo. Il vaccino russo non è meglio degli altri vaccini, si comporta come tutti i suoi 'simili' ad adenovirus. E ci sono discrepanze anche negli effetti collaterali, che sono molto più frequenti rispetto a quanto dichiarato dai russi".

Dal punto di vista produttivo, inoltre, "si tratta di avviare la produzione per due vaccini per farne alla fine uno". Perché "lo Sputnik - ricorda Bucci - utilizza due adenovirus: adenovirus 26 per la prima dose, adenovirus 5 per la seconda. Il vaccino Johnson & Johnson usa il 26, il vaccino cinese il 5. Dagli studi emerge che l'effetto del richiamo con diverso adenovirus non è molto rilevante, tanto che i russi stanno preparando lo 'Sputnik light' con solo l'adenovirus 26, quindi identico a J&J".

"Allora mi chiedo: dovendo produrre vaccini in Italia, perché fare quello con doppio adenovirus, quando usandone solo uno si ottiene il vaccino J&J, già approvato? Vorrebbe dire fare un raddoppio delle linee, ma anche raddoppiare la possibilità di errore - avverte lo scienziato - oltre che un'enorme spesa in più. Per un vaccino che, almeno adesso, non è stato autorizzato, e che quindi non può essere usato sugli italiani".