Vaffa Kaczynski. La gioventù polacca insorge per il diritto all'aborto

Michela A.G. Iaccarino
·giornalista
·4 minuto per la lettura
(Photo: JANEK SKARZYNSKI via Getty Images)
(Photo: JANEK SKARZYNSKI via Getty Images)

Di solito nella redazione del più grande quotidiano liberale di Varsavia, il leggendario Gazeta Wyborcza, tendono a censurare le espressioni scurrili, ma questa volta hanno deciso di non farlo perché le piazze cantano in coro e continuano a ripetere unite da giorni: “Pierdole Pis”, vaffanculo Pis, il partito Diritto e Giustizia, fondato dal conservatore Jaroslaw Kaczynski.

Le immagini delle strade ricolme di giovani che manifestano contro l’ultima decisione del governo – il divieto d’aborto anche in caso di malformazione del feto-, dice dagli uffici del quotidiano il redattore capo Bartosz T. Wielinski, che “c’era da aspettarsele, ma allo stesso tempo si sono rivelate una sorpresa. Già quattro anni fa il Governo tentò di imporre queste misure, per ritirare poi la proposta a causa delle grandi manifestazioni di piazza che ancora ricordiamo. Ora ci hanno provato di nuovo, commettendo un grossolano errore di calcolo: pensavano che con la pandemia in corso, le persone non avrebbero alzato la voce o avrebbero pensato ad altro. Pensavano di usare la crisi scatenata dal virus per dare un’ulteriore stretta alle libertà”.

Invece i polacchi, ma soprattutto le polacche di Strajk Kobiet, lo sciopero delle donne, hanno occupato le piazze.

″È accaduto perché Kaczinski ha perso i contatti con la realtà che lo circonda. In ogni caso, credo che rimpianga questa mossa. Ma ricordiamoci che parliamo di un partito dittatoriale, in cui regna un solo leader, che è stato epurato di qualsiasi voce fuori dal coro e dove sono ammesse solo marionette che ripetono la sua versione. Al Pis pensavano di aver vinto le elezioni e di avere il totale controllo della società: poi si sono accorti che i giovani, ventenni e trentenni, non votano il loro partito. Quando Kaczinski ha capito che l’elettorato si è ristretto, ha provato a compiacere quello rurale e della Chiesa”.

È una decisione che potrebbe rendere illegale l’aborto anche in caso di malformazioni congenite.

“Nell’ultimo anno alcune centinaia di aborti sono avvenuti per malformazioni del feto, ma non conosciamo le reali cifre di chi lo pratica in maniera illegale, né di chi va oltre confine per averne diritto. Questa legge contro l’aborto non elimina l’aborto in Polonia”.

In Germania alla frontiera molte cliniche tedesche hanno aperto per le numerose donne e ragazze polacche in arrivo.

“Non tutti sono ricchi, non tutti hanno da parte migliaia di euro per recarsi in ospedali tedeschi: molte donne raggiungono le cliniche slovacche e ceche”.

Donne che insieme alle altre ora sono per strada.

“Le manifestazioni sono state spontanee, popolari e non politiche. Soprattutto giovani: fatte di studenti, attivisti, cittadini comuni. Le faccio un esempio: negli ultimi anni un mio amico attivista, di 58 anni, mi riferiva sempre che era il più giovane agli scioperi a cui partecipava. Adesso mi dice che quando marcia, si guarda intorno ed è il più anziano. Stanno deprivando le persone, in particolare i giovani polacchi, dei loro diritti più fondamentali. Ci chiediamo tutti quale sarà la prossima mossa del governo: censurare internet? Dichiarare illegale la pornografia? Bisogna aspettarsi di tutto”.

Negli ultimi giorni Kaczynski ha dichiarato che ricorrerà all’esercito per riportare ordine. L’Unione ha fatto sentire la sua voce contro la violenza.

“L’Europa ha tollerato la forbice stretta sul sistema giudiziario e quello mediatico in questi anni e si terrà lontana dall’entrare in campo in una diatriba legale interna al Paese, per stabilire se l’aborto è un diritto umano o meno. La cosa più triste è che un Paese europeo è ostaggio di un autocrate, un vecchio che ha perso il contatto con la realtà, che minaccia violenza delle forze dell’ordine, una violenza ancora più brutale e radicale di quella a cui abbiamo assistito finora. La leadership del suo partito trema e quando si allontanerà dalla poltrona del potere, il partito imploderà”.

Le dichiarazioni di questi giorni di Kaczinski assomigliano tanto a quelle di un uomo che è al vertice di un Paese non molto lontano: Lukashenko a Minsk. Anche lì in piazza sono scese le donne.

“Qui le donne sono state la miccia: ora per strada ci sono attivisti, studenti, comuni cittadini a lottare per i loro diritti e quelli di tutti. I bielorussi protestano per una libertà che non hanno mai conosciuto: dopo il crollo dell’Urss per oltre 25 anni hanno subito Lukashenko. La Polonia protesta invece per la sua libertà perduta, che rivuole indietro. Le grandi marce e scioperi polacchi del 1968 sono diversi per una ragione: le persone non erano libere di andare via dal Paese. Oggi siamo nell’Unione Europea, i giovani polacchi possono stancarsi di scendere in strada e varcare il confine per costruirsi una vita altrove”.

Se ne andranno invece di rimanere a lottare per la democrazia?

“Spero proprio di no”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.