Vaia: "Per stare tranquilli, vaccinare l'85% della popolazione"

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FIGC president Gabriele Gravina visits the Lazzaro Spallanzani Hospital in Rome to confirm the collaboration started during the first lockdown. With the occasion, 600 balloons will be delivered to health personnel engaged in the front row in the fight against Covid-19. Present Francesco Vaia, director of the Istituto Spallanzani, and a representation of doctors and nurses. Rome (Italy),  March 02nd, 2021 (Photo by Massimo Insabato/Archivio Massimo Insabato/Mondadori Portfolio via Getty Images) (Photo: Mondadori Portfolio via Mondadori Portfolio via Getty Im)
FIGC president Gabriele Gravina visits the Lazzaro Spallanzani Hospital in Rome to confirm the collaboration started during the first lockdown. With the occasion, 600 balloons will be delivered to health personnel engaged in the front row in the fight against Covid-19. Present Francesco Vaia, director of the Istituto Spallanzani, and a representation of doctors and nurses. Rome (Italy), March 02nd, 2021 (Photo by Massimo Insabato/Archivio Massimo Insabato/Mondadori Portfolio via Getty Images) (Photo: Mondadori Portfolio via Mondadori Portfolio via Getty Im)

“Vaccinare l′80% degli italiani entro settembre, come dice il generale Figliuolo, è un obiettivo realistico, anche perché i dati della campagna nazionale ci dicono che siamo a buon punto. Però io alzerei un po’ l’asticella”. Così
Francesco Vaia, direttore sanitario dell’istituto nazionale Malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, in un’intervista a ‘Libero’.

“Faccio questo lavoro da tanti anni e mi azzarderei a suggerire che, per stare tranquilli, dovremmo raggiungere una soglia almeno dell′85%. Abbiamo raggiunto tanti buoni risultati con la vaccinazione di massa, questo sarà l’ennesimo. Tuttavia le questioni sono altre”, avverte.

“Il problema dei problemi è che dobbiamo lasciare libera la scienza e la ricerca di fare il loro lavoro”, osserva. Che significa? “Intendo dire che se, per esempio, avremo bisogno di interventi di richiamo come la terza dose, questo deve nascere da valutazioni scientifiche e da studi approfonditi sull’argomento. Non da, seppur legittimi, interessi di parte”. Si riferisce alla case farmaceutiche? “Anche - risponde - e alle dinamiche geopolitiche. L’ultima e chiara parola la deve avere la scienza”.

Qual è la via maestra per abbattere la pandemia? “A mio avviso il mix vaccini e anticorpi monoclonali - evidenzia Vaia - Però dobbiamo abbattere i prezzi e non farli solo in ospedale. Il premier Draghi ha l’autorevolezza per spingere l’industria europea in questo senso, penso sia importante”. Ma allora è inutile parlare di terza dose? “Non ho detto questo. Non escludo la terza dose in maniera pregiudiziale. Dico solo - precisa - che sarebbe meglio capire prima qual è la memoria cellulare e immunologica delle nostre cellule. E, soprattutto, andare a vaccinare quei Paesi che al momento hanno raggiunto appena la soglia del 4% della popolazione immunizzata”. Poi conclude: “Abbiamo visto che il distanziamento fisico e la mascherina funzionano, non possiamo pensare a un liberi tutti”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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