Vaia: "Terza dose e vaccino agli under 12 non servono"

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Vaia coprifuoco
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Il direttore sanitario dell’Istituto Lazzaro Spallanzani Francesco Vaia ha ritenuto saggia e opportuna l’ipotesi di rendere obbligatorio il vaccino per alcune categorie di persone a contatto con il pubblico, dal personale scolastico alle forze dell’ordine fino alla grande distribuzione.

Vaia sul vaccino obbligatorio

Intervistato dal Corriere della Sera, l’esperto ha spiegato che la decisione sull’obbligo vaccinale spetta alla politica, ma a suo dire potrebbe produrre molti benefici assumerla per determinate fasce lavorative. Dai primi casi riferiti alla coppia di turisti cinesi (gennaio 2020) fino ad agosto 2021, lo Spallanzani ha curato circa 3 mila pazienti contagiati: attualmente tra i ricoverati solo il 6% è stato vaccinato con doppia dose e il ricorso a cure mediche è quasi sempre dovuto ad una mancata risposta individuale dovuta a patologie pregresse.

Ciò vuol dire che con una vaccinazione massiccia si ridurrebbero di molto i ricoveri per Covid. Di qui il suo suggerimento di rintraciare i soggetti over 50 e 60 ancora non vaccinati, “perché spesso sono genitori di ancora non immunizzati e, se sono dubbiosi loro, lo saranno necessariamente anche i figli“. In Italia, ha spiegato, sono ancora tra i 3 e i 4 milioni: troppi a suo dire.

Vaia sul vaccino obbligatorio: “Andiamo per la nostra strada”

Francesco Vaia si è anche espresso su ciò che potrebbe accadere in autunno accusando la politica di aver realizzato pochi fatti in un anno e mezzo. Se dopo l’estate, quando i contagi torneranno ad aumentare perché si passeranno più ore nei luoghi chiusi, dovesse ripetersi un altro lockdown, “secondo me sarebbe una grande sconfitta del governo e di tutto il popolo italiano“.

Il suo consiglio è quello di non guardare ciò che fanno altri paesi come Israele o Regno Unito ma di andare per la nostra strada, “che è quella di tenere tutto aperto e che è quella più giusta“.

Vaia sul vaccino obbligatorio e la terza dose

Il direttore dello Spallanzani ha infine ribadito di essere contrario sia alla somministrazione della terza dose che all’immunizzazione dei ragazzi con meno di 12 anni. “Entrambe le cose non servono e per i giovani i rischi sarebbero più dei benefici. Lo dico proprio io che sono sempre stato un grande sostenitore della campagna vaccinale anti Covid e che spingo per le cure domiciliari con i monoclonali“, ha concluso.

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