Vaiolo delle scimmie, aumentano i casi in Europa

Si chiama vaiolo delle scimmie, monkeypox in inglese, e negli ultimi giorni suscita preoccupazioni in Europa, con un improvviso aumento dei casi dal Portogallo al Regno Unito. Ma il virus, che circola più facilmente tra i primati che tra gli uomini, non sembra così temibile e stando agli esperti non dovrebbe ricalcare la traiettoria del Covid19.

Casi in mezza Europa

Intanto però i pazienti positivi aumentano. Nel Regno Unito sono già 56, tutti registrati in Inghilterra, fa sapere il Servizio sanitario nazionale. Il Centro europeo per la prevenzione il controllo delle malattie riporta casi in nove Paesi membri dell'Unione europea: Austria, Belgio, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Spagna, Svezia e Paesi Bassi.

I numeri sono diversi da Stato a Stato e per il momento la penisola iberica sembra la zona più colpita. In Spagna un focolaio si è sviluppato con ogni probabilità in una sauna del quartiere Malasaña di Madrid, ora chiusa per precauzione.

Ma le autorità sanitarie stanno analizzando pure un possibile legame tra i casi riscontrati e un evento con grande affluenza tenutosi sull'isola di Gran Canaria, nella prima metà di maggio. In totale, nel Paese, si contano una trentina di casi positivi e più di cinquanta sospetti.

In Italia al momento sono stati registrati quattro casi, l'ultimo dei quali riguarda un 32enne di Arezzo, dopo tre episodi nel Lazio.

Una diffusione inusuale

L'infezione si trasmette tramite goccioline di saliva, contatto con fluidi corporei o lesioni cutanee. Nella recente ondata, segnala l'ECDC, molti casi suggeriscono la trasmissione tramite atti sessuali, compresi quelli fra soli uomini. Il rischio di contagio sale per gli individui che praticano sesso con più di un partner.

Per l'Organizzazione mondiale della Sanità l'attuale diffusione non è riconducibile a viaggi in quelle zone dell'Africa dove il vaiolo delle scimmie è endemico. Gli esperti dell'OMS hanno riconosciuto che si tratta della prima volta in cui si registrano casi in vari luoghi contemporaneamente e apparentemente non legati a soggiorni africani.

In ogni caso, l'Organizzazione ritiene la situazione contenibile. “Possiamo fermare la trasmissione da uomo a uomo. Vogliamo occuaprci anche degli operatori sanitari in prima linea. Chiunque in questo momento sta prelevando un campione per eseguire un test o si sta prendendo cura di un paziente deve disporre delle informazioni giuste e dei dispositivi di protezione individuale adeguati. Bisogna applicare tutte le misure nazionali in vigore“, ha detto Maria Van Kerkhove, responsabile delle malattie emergenti e delle zoonosi dell'OMS.

Le caratteristiche del vaiolo delle scimmie

Secondo quanto riporta l'ISS, il vaiolo delle scimmie  è un’infezione provocata da un virus della stessa famiglia di quello responsabile della versione umana, debellata 40 anni fa. Da essa si differenzia per la minore diffusività e gravità. Contagia soprattutto primati e piccoli roditori, prevalentemente in Africa e si trasmette dall’animale all’uomo attraverso la saliva ed altri fluidi dell’animale, ma anche tramite il contatto diretto.

Tra i suoi sintomi, ci sono eruzioni cutanee, febbre, dolori muscolari, cefalea, linfonodi gonfi e stanchezza, come spiega sul suo sito l'Istituto Superiore di Sanità.

È possibile che le persone non vaccinate contro il vaiolo (vaccinazione abolita in Italia nel 1981) siano a maggior rischio di infezione con la variante animale, per l’assenza di anticorpi che potrebbero contribuire a contrastarla.

Generalmente, comunque, la malattia si risolve spontaneamente in un paio di settimane,con adeguato riposo e senza terapie specifiche, anche se possono essere somministrati degli antivirali quando necessario.

Soprattutto, la sua diffusione non dovrebbe degenerare, come accaduto nel 2019 con il Covid19. Juan González Armengol, Presidente della sezione di Madrid della Società Spagnola di Urgenze ed Emergenze, spiega: “Al momento non si hanno prove del fatto che i pazienti asintomatici possano essere contagiosi, cosa che lo differenzia dal Coronavirus. Per questo aspetto e per il numero contenuto di casi, senza abbassare la guardia, possiamo supporre che non provocherà una pandemia.

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