Vaiolo delle scimmie, Bassetti: "Raccomandare la vaccinazione"

Italian infectious disease specialist Matteo Bassetti during the broadcast Maurizio Costanzo Show at the studios De Paolis. Rome (Italy), 09 November, 2021 (Photo by Massimo Insabato/Archivio Massimo Insabato/Mondadori Portfolio via Getty Images)
Vaiolo delle scimmie, Bassetti: "Raccomandare la vaccinazione" (Photo by Massimo Insabato/Archivio Massimo Insabato/Mondadori Portfolio via Getty Images)

L'Oms ha definito il vaiolo delle scimmie "un'emergenza globale" e a lanciare un nuovo allarme è l'infettivologo genovese Matteo Bassetti, che raccomanda prudenza e vaccini.

VIDEO - Cos’è il vaiolo delle scimmie

Con "1.700 casi in un solo giorno" nel mondo, l'epidemia di vaiolo delle scimmie ha già toccato un primo record. Lo sottolinea su Facebook il direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, che dichiara: "I dati epidemiologici dicono che i casi riguardano prioritariamente una popolazione abbastanza ristretta: maschi, tra i 20 e i 40 anni, che si sono contagiati preferenzialmente per via sessuale o per contatto diretto". Quindi ha sottolineato: "E' urgente raccomandare la vaccinazione e altri provvedimenti preventivi a queste persone".

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Bassetti non nasconde il suo pensiero e aggiunge: "Provo molta tristezza oggi a leggere le dichiarazioni dei "monoteisti del Covid" che, dopo aver consigliato male il ministro, ora affermano che Monkeypox virus è un problema da non sottovalutare. Fino a ieri non sapevano neanche cosa fosse non avendone mai visto un caso. Gli rivolgo nuovamente l'invito ad ascoltare di più gli infettivologi che fanno i medici ogni giorno negli ambulatori e nelle corsie degli ospedali. In Italia purtroppo l'igiene pubblica ha fallito sul Monkeypox, perché era ed è troppo intenta a sperare che il Covid non diventi quello che nella realtà è già diventato: un problema curabile, gestibile e che non deve più fare paura e notizia".

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In un intervento a Rai News ha ricordato: “Sono oltre 2 mesi che il numero dei casi continua a crescere in maniera esponenziale. Oggi siamo a circa 20mila casi nel mondo, ma sono sicuramente molti di più quelli che non sono ancora stati diagnosticati e segnalati in oltre 70 Paesi. Non c’è ragione di allarmarsi, ma è necessario tenere alta l’attenzione e agire”.

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