Vaiolo delle scimmie, un motivo per preoccuparsi e tre per stare tranquilli

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Vaiolo delle scimmie, un motivo per preoccuparsi e tre per stare tranquilli REUTERS/Dado Ruvic/Illustration

Aumentano i casi di vaiolo delle scimmie, anche tra donne e bambini. L'Oms parla di "emergenza globale" e gli esperti ribadiscono la necessità di tenere alta la soglia di allerta, agendo tempestivamente. A commentare la situazione è anche il professor Massimo Andreoni, Direttore Scientifico SIMIT (Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali), che spiega un motivo per cui preoccuparsi e tre per stare tranquilli.

VIDEO - Cos’è il vaiolo delle scimmie

Come restare calmi sapendo che i casi di vaiolo sono in crescita? Dopo la pandemia da Covid-19, in tanti temono che un nuovo allarme sia dietro l'angolo. A fare chiarezza ci pensa il professor Andreoni, che in un'intervista a Fanpage.it fa il punto della situazione.

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Dobbiamo preoccuparci, perché "stiamo parlando di una malattia che era sempre rimasta confinata nel continente africano e che si sta ora diffondendo in tutto il mondo con decine di migliaia di contagi". Quindi, "i numeri della diffusione del virus devono sicuramente preoccuparci".

Poi rassicura: "Attualmente, stando ai dati dell'OMS, siamo intorno ai 17mila casi mondiali. A distanza di diversi mesi da quando si è generata, l'epidemia non ha comportato un'esplosione del numero di infezioni. Un secondo elemento che mitiga la preoccupazione è che stiamo parlando di una malattia che si trasmette solo attraverso un contatto diretto molto stretto. Abbiamo gli strumenti per limitare questa epidemia, ma certamente vanno messe in atto una serie di misure".

L'allarme dell'Organizzazione mondiale della Sanità nasce "dalla constatazione che l'epidemia non si sta spegnendo da sola, come ci si aspettava. La speranza della comunità scientifica era quella che i contagi andassero a ridursi, così come era accaduto anche in Africa, continente in cui questa epidemia si è progressivamente "autolimitata". Ecco, in questo caso ciò non è accaduto: sono stati registrati casi in centinaia di Paesi del mondo e ciò deve indurci a prendere sul serio monkeypox".

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Tuttavia, ha spiegato che questo virus "ha un Dna molto stabile che non tende a mutare quindi a generare nuove varianti, come sta avvenendo con il Sar Cov 2. Altra buona notizia: esistono due tipi di monkeypox virus, il primo è quello dell'Africa centrale o del Congo che è molto aggressivo e letale, il secondo quello dell'Africa Occidentale, più benigno. Quest'ultimo è il virus che sta circolando ora nel mondo".

Ma come contenere i contagi? "La malattia viene trasmessa a causa di un contatto diretto molto stretto. Nella stragrande maggioranza dei casi i pazienti sono maschi. Normalmente il contagio avviene a seguito di rapporti omosessuali tra uomini. Fatte queste considerazioni si può comprendere che un comportamento attento può contenere in modo significativo la diffusione della patologia".

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Sull'eventuale necessità di un vaccino, ha precisato: "Se i sistemi di contenimento e prevenzione dei contagi possono essere applicati e sono semplici, non si vede perché dover vaccinare l'intera popolazione. Detto ciò, esiste comunque un vaccino che si è dimostrato sicuro ed efficace contro il monkeypox: credo che vada però riservato alle persone ad altissimo rischio e a coloro che non intendono adottare altre misure di precauzione. Indossare un profilattico, ad esempio, non annulla il rischio di ammalarsi ma lo riduce sensibilmente".

Esistono anche antivirali efficaci contro la malattia, come "il tecovirimat e il cidofovir", ma per Andreoni "la prevenzione è l'aspetto più importante".

Quando allarmarsi per il sopraggiungere di sintomi sospetti? "I sintomi iniziali sono abbastanza subdoli: nei primi tre giorni febbre, dolori muscolari e astenia. Un elemento molto importante è la presenza di un rigonfiamento dei linfonodi. Questi sintomi, sommati alla dichiarazione che si è avuto un contatto a rischio, possono rappresentare un campanello d'allarme. Dopo i primi 3/4 giorni compare l'esantema del monkeypox virus: si possono notare papule arrossate sulla pelle, che poi diventano vescicole che molto lentamente – nel giro di un paio di settimane – tendono a crostificare e poi a cadere, fino alla guarigione completa. Questo è il decorso abituale della malattia", ha spiegato.

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