Vaiolo scimmie, 3 casi al San Gallicano. Morrone: non sottovalutare

Image from askanews web site
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Roma, 14 lug. (askanews) - Tre casi di vaiolo delle scimmie sono stati identificati e curati al San Gallicano di Roma. Nessuno di loro riferiva di viaggi all'estero recenti. Ricoverati in isolamento, i pazienti, in buone condizioni di salute, sono monitorati dal personale dell'Istituto Dermatologico.

"Si tratta - spiega ad Askanews Aldo Morrone, direttore scientifico dell'Irccs San Gallicano - di tre pazienti uomini rispettivamente di 55, 53 e 43 anni, due con infezione da HIV e in trattamento con terapia antiretrovirale, che si sono presentati negli ultimi 10 giorni presso il nostro Istituto, con manifestazioni ulcerative genitali e papulo-pustolose del tronco e arti. Le lesioni in forma ulcerative in sede genitale sono subito risultate sospette agli specialisti dell'Istituto che li hanno visitati. Il personale, adottate le opportune misure di protezione, ha immediatamente provveduto all'isolamento dei pazienti e alla raccolta dei campioni biologici necessari per eseguire la diagnosi. I test eseguiti presso il reparto di Microbiologia e Virologia hanno evidenziato la positività al virus del vaiolo delle scimmie. L'INMI Spallanzani, ha confermato il sospetto clinico. Nessuno dei tre pazienti riferiva viaggi all'estero recenti".

Al momento, aggiunge il professore, "sono in buone condizioni di salute ma il soggetto più giovane, che quindi non aveva ricevuto la vaccinazione contro il Vaiolo, ha avuto manifestazioni un pochino più serie e un pochino più pesanti rispetto ai due pazienti che invece erano stati vaccinati contro il vaiolo: questa è la dimostrazione che i vaccini hanno una funzione protettiva nei confronti della specie umana", osserva.

Il vaiolo delle scimmie, o Monkeypox, si sta rivelando un problema in crescita nel nostro Paese. "E' - spiega Morrone - una zoonosi che si trasmette attraverso i contatti diretti: si può trasmettere attraverso le goccioline droplet un po' come il Covid-19, ma soprattutto con i contatti ravvicinati e quindi in particolare attraverso la pelle, le mucose e recentemente osserviamo soprattutto attraverso rapporti intimi, rapporti sessuali".

Ad oggi, sono stati riportati 7.892 casi confermati di vaiolo delle scimmie in 63 Paesi, mentre 26 Paesi in Europa hanno segnalato 4.908 casi, che rappresentano il 65% di tutti i casi segnalati nel mondo nel 2022. Sono più di 292 i casi identificati in Italia.

"Ma secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità - sottolinea il propfessor Morrone - sicuramente ha una diffusione maggiore di quanto non rilevato perché molte persone che hanno queste manifestazioni cutanee si auto curano con delle creme o comunque non vanno nei centri specializzati per farsi diagnosticare la presenza di questa infezione. Sarebbe invece opportuno che tutte le persone che hanno manifestazioni cutanee, che a volte arrivano prima delle manifestazioni generali come astenia, cefalea, mal di testa, dolore della schiena e il rigonfiamento di alcuni linfonodi, andassero nei centri specializzati per capire, con un banale test, se hanno contratto l'infezione o meno". Fondamentale, dunque, rivolgersi allo specialista dermatologo che svolge un ruolo primario nell'identificazione della patologia virale. "L'infezione generalmente non si cura - spiega ancora Morrone - guarisce spontaneamente nel giro di tre otto/settimane, le lesioni scompaiono, le manifestazioni generali come la febbre, i dolori, l'astenia, la cefalea scompaiono progressivamente e non c'è bisogno di nessuna terapia, ma è importante informare e far sapere che i nostri Centri nazionali sono in grado di determinare immediatamente la diagnosi: solo così siamo in grado di ridurre le infezioni e il rischio di contagiare altre persone".

Quello che preoccupa le autorità sanitarie, Oms in primis, è il fatto che da circa due mesi l'infezione si sta diffondendo in tutti i continenti, anche in luoghi ritenuti finora non endemici.

"L'Istituto San Gallicano da molti anni è presente in Africa e in particolare abbiamo organizzato diverse missioni - spiega il professore - la prossima sarà durante il mese di agosto proprio per studiare da vicino la diffusione del Vaiolo delle scimmie insieme ai colleghi africani e poter contrastare e capire meglio questa malattia che è stata osservata per la prima volta proprio nella Repubblica Democratica del Congo agli inizi del degli anni 70, che si è diffusa rapidamente in Asia e che adesso ha avuto questa caratteristica di diffondersi praticamente sull'intero pianeta: è importante studiare sul luogo per contrastare la nascita e la diffusione di molte malattie infettive da cui possiamo essere colpiti".

Di Maria Paola D'Emilio

In 4.38- Out 5.12 È importante informare, far conoscere che noi siamo in grado nei nostri centri nazionali immediatamente di determinare la diagnosi di vaiolo delle scimmie perché così riduciamo ovviamente le manifestazioni in questi soggetti e il rischio di contagiare altre persone attraverso rapporti di contatto intimo o anche attraverso rapporti sessuali o attraverso goccioline che si eliminano quando si parla da vicino, quando si respira , perché anche quelle possono essere contagiose".

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