Vaiolo scimmie: tre casi al San Gallicano. Morrone: no cure fai-da-te

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Roma, 13 lug. (askanews) – Tre casi di vaiolo delle scimmie sono stati identificati e curati al San Gallicano di Roma. Nessuno di loro riferiva di viaggi all’estero recenti. Ricoverati in isolamento, i pazienti, in buone condizioni di salute, sono monitorati dal personale dell’Istituto Dermatologico.

Spiega ad Askanews Aldo Morrone, direttore scientifico dell’Irccs San Gallicano: “Si tratta di tre pazienti di 55, 52 e 42 anni I primi due erano sieropositivi per HIV ed erano quindi il controllo da noi per terapia antiretroviale, il terzo era HIV negativo. I primi due si sono presentati per la presenza di manifestazioni in sede genitale, così come il terzo paziente . E’ stata fatta la diagnosi, confermata poi anche dai colleghi dello Spallanzani. Sono in buone condizioni di salute ma il soggetto più giovane, che quindi non aveva ricevuto la vaccinazione contro il Vaiolo, ha avuto manifestazioni un pochino più serie e un pochino più pesanti rispetto ai due pazienti che invece erano stati vaccinati contro il vaiolo.

Questa è la dimostrazione che i vaccini hanno una funzione protettiva nei confronti della specie umana”.

Ad oggi, sono stati riportati 7.892 casi confermati di vaiolo delle scimmie in 63 Paesi, mentre 26 Paesi in Europa hanno segnalato 4.908 casi, che rappresentano il 65% di tutti i casi segnalati nel mondo nel 2022. Sono più di 292 i casi identificati in Italia.

“Il vaiolo delle scimmie è una zoonosi che si trasmette proprio attraverso i contatti diretti: si può trasmettere attraverso le goccioline droplet un po’ come il Covid-19, ma soprattutto con i contatti ravvicinati e quindi in particolare attraverso la pelle, le mucose e recentemente osserviamo soprattutto attraverso rapporti intimi, rapporti sessuali”, spiega il professore, specificando che “secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, sicuramente rappresenta una diffusione maggiore di quanto non rilevato perché molte persone che hanno queste manifestazioni cutanee o si auto curano con delle creme o comunque non vanno nei centri specializzati per farsi diagnosticare la presenza di questa infezione. Quindi sarebbe opportuno che tutte le persone che hanno manifestazioni cutanee, che a volte arrivano prima delle manifestazioni generali come astenia, cefalea, mal di testa, dolore della schiena e il rigonfiamento di alcuni linfonodi, possano andare nei centri specializzati e porsi il sospetto di Vaiolo delle scimmie. Con un banale test, un esame, possono avere la conferma – e ovviamente la certezza – di essere affetti da questa infezione o meno”.

Fondamentale, dunque, rivolgersi allo specialista dermatologo che svolge un ruolo primario nell’identificazione della patologia virale.

Quello che preoccupa le autorità sanitarie è il fatto che da circa due mesi il vaiolo delle scimmie si sta diffondendo in tutti i continenti, anche in luoghi ritenuti finora non endemici.

“L’Istituto San Gallicano – ricorda Morrone – da molti anni è presente in Africa e in particolare abbiamo organizzato diverse missioni, la prossima sarà durante il mese di agosto proprio per studiare da vicino la diffusione del Vaiolo delle scimmie insieme ai colleghi africani e poter contrastare e capire meglio questa malattia che è stata osservata per la prima volta proprio nella Repubblica Democratica del Congo agli inizi del degli anni 70, che si è diffusa rapidamente in Asia e che adesso ha avuto questa caratteristica di diffondersi praticamente sull’intero pianeta: è importante studiare sul luogo per contrastare la nascita e la diffusione di molte malattie infettive da cui possiamo essere colpiti”.

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