Valérie Perrin: “I ragazzi sono disorientati, vanno ascoltati e aiutati. La scuola può fare molto ma è la famiglia a salvarli, qualunque essa sia”

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French writer Valerie Perrin, talks about her novel and writing during "Insieme" book show, at Auditorium Parco della Musica, on October 03, 2020 in ROME, Italy. (Photo by Massimo Valicchia/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via NurPhoto via Getty Images)
French writer Valerie Perrin, talks about her novel and writing during "Insieme" book show, at Auditorium Parco della Musica, on October 03, 2020 in ROME, Italy. (Photo by Massimo Valicchia/NurPhoto via Getty Images) (Photo: NurPhoto via NurPhoto via Getty Images)

Durante il primo lockdown, tra tanti morti e incertezze, c’è stato un libro “terapeutico” più di altri che soltanto da noi è rimasto in classifica (e lo è ancora) per quasi 100 settimane, vendendo più di 700mila copie. Stiamo parlando di “Cambiare l’acqua ai fiori” (e/o edizioni), bestseller della scrittrice e fotografa francese Valérie Perrin, uno di quelli che ti conquista perché va oltre le apparenze, facendoti concentrare sulla non comune benevolenza della protagonista, Violette Toussaint, una donna che si preoccupa di riparare i viventi senza mai dimenticare i morti, la guardiana di un cimitero di una cittadina della Borgogna che diventa il simbolo di un universale che attrae e conquista. “La pressione che ho avuta addosso è stata enorme – ci spiega l’autrice – ma di colpo ho chiesto alla mia Violette di farsi da parte e di lasciare spazio a tre amici”.

Così è nato “Tre”, il suo nuovo libro che la casa editrice e/o manda in libreria da oggi sempre nella traduzione di Alberto Bracci Testasecca. Voluminoso come l’altro (621 pagine), è ambientato tra gli anni ’80 e i primi venti del 2000, un periodo in cui il passato e il presente di Nina, Étienne e Adrien – i tre protagonisti – vanno a fondersi e a confondersi tra ricordi, dolori, gioie, abbandoni, insidie della vita di coppia e violenze sulle donne, identità di genere e malattie, sentimenti persi e ritrovati e coraggio, senza tralasciare l’importanza e la difficoltà delle storie d’amore che una come la Perrin – ci spiega mentre noi siamo in collegamento su una canoa tra le bellezze del Parco Naturale di Porto Conte della Rete Metropolitana del Nord Sardegna e lei a Parigi - ama costruire “come un poliziesco”. Il titolo? “È stata una scelta simbolica – precisa lei che ...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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