Valorizzare la pesca di valle, incontro in Regione Emilia Romagna

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Roma, 3 giu. (askanews) - La valorizzazione della vallicoltura dell'Emilia Romagna al centro dell'incontro svoltosi stamane a Lido di Volano (Comacchio) promosso da Confagricoltura Emilia Romagna, alla presenza degli assessori regionali all'Agricoltura, all'Ambiente e alla Programmazione territoriale. Produzione naturale, tutela dell'ambiente e salvaguardia della biodiversità contraddistinguono da secoli l'attività dei vallicoltori che, nelle aree umide interne, producono branzini, orate, anguille e cefali come pure sogliole e gamberetti, in maniera del tutto naturale.

"Il mercato del pesce di valle è in crisi da due anni, le vendite sono pressoché azzerate a causa della pandemia e i ristori sono stati del tutto insufficienti - spiega il responsabile dei vallicoltori di Confagricoltura Emilia Romagna, Paolo Ciani - Lavoreremo per costituire la prima associazione italiana di vallicoltori che dall'Emilia-Romagna intende allargare la propria base associativa anche oltre i confini regionali con l'obiettivo da un lato di sviluppare la vallicoltura estensiva, dall'altro di fare squadra insieme alla Regione, agli istituti scientifici delle Università e alla pubblica amministrazione, per intercettare le risorse messe a disposizione dalla nuova Pac e in particolare dal Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca, FEAMPA 2021-27".

Infatti, è l'Unione Europea a richiamare l'attenzione degli Stati membri al fine di valorizzare le zone umide costiere - che in Emilia-Romagna coprono una superficie complessiva di 22.000 ettari -, incrementare l'acquacoltura, produrre pesce fresco biologico e promuovere la strategia sulla Biodiversità per il 2030. Le valli, quali aree vocate alla produzione, sono le naturali interpreti dell'indirizzo comunitario e contribuiscono a ridurre le importazioni di pesce e a limitare lo sfruttamento delle risorse del mare. La vallicoltura estensiva è una forma di attività il cui ciclo produttivo comincia in primavera con la "semina" degli avannotti, all'interno delle aree lagunari, dove il pesce si alimenta e cresce in maniera naturale per poi essere pescato, dopo almeno tre anni di vita, con metodi tradizionali di cattura quali il lavoriero. È una pratica antica che concorre a preservare un ecosistema di notevole pregio naturalistico, ricco di biodiversità. Il prodotto ittico che se ne ricava è di alta qualità ed ha un elevato valore nutritivo e biologico.

Le avverse condizioni climatiche e l'incuria rappresentano un pericolo reale spesso all'origine di morie ittiche massive. Per via dell'erosione marina, le onde del mare minacciano sia le coste sia le arginature che proteggono le valli. È necessario un intervento strutturale a salvaguardia della nostra costa. Finora sono stati gli imprenditori a pagare le arginature affrontando anche costi aziendali molto alti fino a 100 mila euro al chilometro.

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