Van der Leyen: salvare vite obbligo, ma si cambi sistema Dublino

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Roma, 18 lug. (askanews) - Salvare vite umane in mare è un "obbligo". Ma la richiesta italiana di "una riforma del sistema disfunzionale di Dublino" è giusta. L'ha sostenuto la neopresidente della Commissione europea Ursula van der Leyen, in un'intervista a una serie di testate giornalistiche europee tra le quali Repubblica

"E' un obbligo per tutti gli esseri umani quello di salvare chi rischia di annegare. Ciò che vuole l'Italia, principalmente, è una riforma del sistema disfunzionale di Dublino. E devo ammettere che mi meraviglia come un accordo così sbagliato possa essere stato firmato. Inoltre posso capire che i Paesi che sono ai confini esterni della Ue non vogliano essere lasciati soli ad affrontare la sfida dell'immigrazione. Devono avere la nostra solidarietà", ha detto la numero uno della prossima Commissione Ue.

Van der Leyen ha auspicato una soluzione complessiva alla questione immigrazione. "Gli ultimi anni ci hanno insegnato come non mai che le risposte semplici non ci portano da nessuna parte. Si sente dire solo 'chiudete le frontiere e l'immigrazione cesserà' o 'dobbiamo salvare chiunque nel Mediterraneo e basta'. L'immigrazione non sparirà e ci sono limiti a quanta immigrazione possiamo assorbire", ha detto. "Allo stesso tempo - ha proseguito - abbiamo bisogno di risposte umane. Un approccio comprensivo è urgente, dobbiamo investire pesantemente in Africa per ridurre le pressioni migratorie. Allo stesso tempo dobbiamo combattere il crimine organizzato, riformare Dublino e fare in modo che Schengen possa sopravvivere perché siamo in grado di proteggere le nostre frontiere esterne".

Van der Leyen, inoltre, ha auspicato un'accelerazione nel rafforzamento di Frontex, il meccanismo di protezione delle frontiere. E ha sottolineato come la chiave per affrontare la questione migratoria è la prevenzione nei paesi d'origine dei migranti. "Il nostro approccio politico dovrebbe essere quello di focalizzarci sul fatto che queste persone non salgano su un gommone. Abbiamo combattuto il crimine organizzato in maniera efficace con la Turchia, il Marocco e l'Algeria. Ma una volta che le persone intraprendono i loro viaggi della morte, siamo obbligati a intervenire", ha affermato. "Salvare vite è sempre un obbligo, ma salvarle non risolve la questione più generale, che è molto più grande. E quando i profughi arrivano a terra, bisogna essere chiari. Chi arriva illegalmente e non ha diritto all'asilo, deve tornare indietro. Grazie all'accordo con la Turchia siamo riusciti a ridurre gli arrivi da cinquemila al giorno a qualche centinaio".

In questo senso, van der Leyen ammette la difficoltà di affrontare i nodi nel paese chiave per la partenza dei migranti verso l'Europa, cioè la Libia. E' molto difficile trattare con un Paese come la Libia dove non c'è un governo che funzioni e che si trova agli albori di una guerra civile. Questi problemi ci sono, senza dubbio, ma non dimostrano che il concetto dell'approccio più complessivo non sia giusto", ha chiarito. "Dobbiamo affrontare le grandi sfide del nostro tempo, non l'immigrazione, ma anche la demografia e la rivoluzione digitale. Discuterne. Risolverle. Ma senza far finta che possiamo affrontarle considerando solo una parte del problema senza parlare sul resto".