Vanessa Montfort: “Se le donne conoscessero il loro potere di trasformazione, si sentirebbero indistruttibili”

Nicoletta Moncalero
·7 minuto per la lettura
(Photo: Danielle Campbell)
(Photo: Danielle Campbell)

“Se le donne conoscessero il loro vero potere di trasformazione, si sentirebbero indistruttibili”. Vanessa Montfort, dopo il successo internazionale ottenuto con Donne che comprano fiori, torna a parlare della forza delle donne in “Il sogno della Crisalide” (Feltrinelli Editore) affidando una potente storia di rinascita a due donne, Patricia e Greta, apparentemente distanti e diverse ma in cui è facile immedesimarsi e da cui è immediato trarre ispirazione. Due moderne Thelma e Louise a cui pensare nei momenti di crisi

Quanto c’è di lei nel personaggio di Patricia, la giornalista che insieme a Greta è protagonista del suo libro?

Molto direi. Ed è la prima volta che permetto a un personaggio dei miei romanzi di nutrirsi della mia biografia. Di solito non inserisco nei miei romanzi elementi autobiografici. Con Donne che comprano fiori mi chiedevano sempre quale delle cinque fossi, e io rispondevo sempre che non ero nessuna di loro. Tuttavia in questo romanzo, che sicuramente è il più personale di quelli che ho scritto, siccome il personaggio di Greta fa riferimento a una persona reale, quando ne ho conosciuta la storia è come se qualcosa fosse scattato al mio interno.

Greta esiste davvero e ha letto il libro?

Assolutamente sì e mi ha aiutato a scriverlo.

Quale legame c’è tra le due donne?

Sono due personaggi solo in apparenza contrapposti che hanno tuttavia una cosa in comune molto importante. Entrambe sono state per così dire punite perché si sono ribellate allo status quo delle cose, a quello che era il consenso. Insieme sono cambiate abbandonando le loro vocazioni. Entrambe hanno una ferita da cui guarire.

In una sua intervista ha dichiarato che questo momento di crisi che vive la protagonista riflette anche un suo momento di crisi personale, avuta nel momento in cui tutti cominciavano a conoscerla e a parlare di lei.

La mia è stata un’esperienza. Penso che i momenti di crisi siano quelli in cui hai di fronte a te una pagina bianca, i momenti migliori in cui reinventarci. Effettivamente ho vissuto un periodo di crisi nel mio ambito, nella mia vita professionale un po’ di temp fa. Ho sempre detto che Patricia non riflette la mia vita privata: fortunatamente io sono felicemente innamorata e non vivo in una casa piena di scatoloni ancora da disfare. A quell’epoca però pensavo che il lavoro dovesse farmi felice e in qualche modo questo mi aveva portato a trarre delle conclusioni sbagliate, a un’ossessione che condividiamo in molti, quella di fare continuamente e che alla fine si trasforma in una vera e propria dipendenza come l’alcol, la droga. Perché ce l’hanno inciso nel cervello questo ordine: che devi lavorare costantemente, che non devi mai fermarti altrimenti smetti di essere produttivo. E questo secondo me è un clamoroso errore e io ad un certo punto ho scelto di capire quale fosse il ritmo più giusto per me. Non è stato facile, mi ha aiutato la meditazione. E questo sì, l’ho trasferito su Patricia.

Nel libro l’argomento mobbing non viene solo sfiorato ma raccontato in modo preciso con i numeri (il 70 per cento di chi lo subisce non lo sa) e attraverso le parole degli esperti.

Vorrei sottolineare questa che per me è una considerazione molto importante: ricordiamoci che quando parliamo di mobbing parliamo di una persecuzione, di una forma di maltrattamento, come è il maltrattamento di genere, il bullismo a scuola, e tante altre forme di persecuzione. È il tentativo di distruggere una persona demolendole l’autostima e ricostruirla è davvero difficile. Quello che mi chiedevo è perché il mobbing è sempre più comune, diffuso. Mi sono risposta che la fretta è sempre più responsabile perché a certe velocità l’empatia diventa impossibile. Viviamo sempre più di corsa , non abbiamo possibilità di parlarci guardandoci negli occhi, perché dobbiamo sempre guardare il cellulare e ci importa poco di quello che pensa l’altro. Finiamo per farci del male reciprocamente e può succedere all’interno del mondo del lavoro ma anche nella coppia o nella famiglia. Questo modo di vivere diventa un brodo di coltura perfetto per il maltrattamento declinato in tanti modi diversi. Credo che alla fine questo romanzo parli molto della incomunicabilità e della comunicazione, sulla necessità di comunicare tra noi in un certo modo, guardandosi negli occhi.

Le parole con cui segnala questo tema così grave sono molto ispirazionali

Cerco comunque di presentare questo che è un problema da una prospettiva luminosa, con speranza. Non perché io sia una inguaribile ottimista ma perché credo che sia possibile fare dei cambiamenti che ci possano portare ad un miglioramento.

L’altra denuncia forte riguarda la vicenda di Greta. Entrando così in dettaglio nella sua vita non ha paura che possa scatenare reazioni dai lettori cattolici? Si parla di episodi molto gravi avvenuti nei conventi. Il suo alter ego nel romanzo manda una bozza ad un’amica che reagisce molto male. È successo anche a lei?

In realtà no. Io stessa sono cattolica, provengo da una famiglia cattolica. La cultura in cui sono cresciuta e a cui appartengo è cattolica. Come sempre faccio, ho dato ad alcune persone fidate da leggere il romanzo appena finito, pensando che potessero esserci delle critiche. Ci sono state. Ma più che le critiche mi sono arrivati tanti ringraziamenti e scuse da parte della Chiesa. Credo che questo possa essere visto con ottimismo e speranza. Questo almeno è successo in Spagna, in America Latina, in particolare in Colombia che è il paese da cui proviene Greta. Mi è capitato più di una volta che durante il firma copie mi si avvicinassero dei religiosi per dirmi che effettivamente quello di cui parlavo era successo, era vero. Io vorrei sottolineare che il mio libro non è una critica alla Chiesa, vuole semplicemente dire che queste cose succedono anche in questo ambito. Ma non solo. Nel libro anche Leandro che appartiene al mondo della scienza subisce un maltrattamento, una forma di mobbing. Anche Patricia, nel mondo del giornalismo. Forse nessuno si sorprende che queste cose succedano in questi due ambiti, o all’interno di una famiglia o di una scuola. Ho molta paura di quelle che definisco le “isole”. Ne parlo anche in altre miei romanzi. La Chiesa sta vivendo un momento di revisionismo e credo sia importante e positivo per i fedeli che si meritano una Chiesa trasparente, giusta. Per esempio credo che mai prima d’ora la storia di Greta sia stata raccontata. Si è parlato di pederastia, mentre sembra che quando le vittime non erano i bambini ma le donne, andasse bene così. Importasse poco. Questo chiaramente non è giusto. Non solo non è giusto pensare che venisse tollerata una situazione in cui le donne erano vittime ma anche una situazione in cui alle donne venisse negato il desiderio di studiare, di emergere con le loro caratteristiche rispetto ad una invisibilità in cui era più facile e comodo relegarle.

L’attenzione alle donne, al comprenderle nelle loro sfaccettature, è predominante nei suoi lavori, anche in questo libro. Questo è il suo ventesimo anno di carriera, oltre romanzi, il teatro, su cosa sta lavorando ora?

Sono molto felice perché Donne che comprano fiori sta per diventare un film, la sceneggiatura è pronta. E poi sto lavorando su un’opera teatrale dedicata alla storia di María Lejárraga: un’autrice importantissima per la letteratura spagnola di inizio secolo, ma tutta la sua grandissima produzione, il suo lavoro è stato reso invisibile dal marito Gregorio Martinez, che ha firmato tutto al posto suo. A questa scrittrice femminista, drammaturga, traduttrice e politica spagnola è dedicato anche il mio prossimo romanzo. Non possiamo andare avanti tutta la vita dando la colpa agli altri di quello che succede. Se c’è una frase da sottolineare e da ricordare nel nuovo libro di Vanessa Montfort, si potrebbe iniziare da questa. Perché rimane sottintesa in tutto il romanzo, a fare da sfondo alla vita di Patricia e Greta i due nuovi personaggi femminili della Montfort.

(Photo: Feltrinelli screenshot)
(Photo: Feltrinelli screenshot)

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.