Vanessa strangolata per gelosia dal compagno sotto effetto della cocaina

Roma, 27 apr. (Adnkronos/Ign) - E' stata uccisa al termine di una lite scoppiata per motivi passionali Vanessa Scialfa, la ragazza di 21 anni di Enna, trovata morta giovedì sotto un cavalcavia.

La giovane nel primo pomeriggio del 24 aprile al termine di una lite col fidanzato Francesco Lo Presti, 34 anni con cui conviveva, stava raccogliendo le sue cose per andarsene da casa quando l'uomo è stato colto da un raptus e l'ha uccisa. Lo Presti, che ieri sera dopo ore di interrogatorio è crollato e ha confessato il delitto, è stato sottoposto a fermo di polizia.

Yahoo! Notizie - Il luogo del ritrovamento

Secondo quanto raccontato agli investigatori dall'uomo, mentre la giovane stava raccogliendo gli indumenti per lasciare la casa al termine della lite, Lo Presti, che aveva poco prima assunto cocaina, colto da un raptus, ha preso i cavi di connessione del lettore dvd e sorprendenola alle spalle le ha annodato i cavi intorno al collo. Poi sollevandola di peso l'ha scaraventata sul letto. A quel punto l'uomo ha continuato a serrare il nodo, fino a ucciderla.

Poi ha riposto il cadavere all'interno di un lenzuolo grigio chiaro, chiuso con dei nodi. Infine ha caricato il corpo nel bagagliaio della sua auto, si è diretto verso la statale 122, e lo ha gettato da un cavalcavia, nel luogo in cui è stato poi trovato.

Disperato il padre di Vanessa, Giovanni Scialfa. ''Abbiamo litigato e lei ha voluto andare via di casa - ha raccontato a 'Tgcom24' - Io non ero molto favorevole ma ho a malincuore accettato la situazione, l'ho accettata per amore di mia figlia. Ho cercato di capire e speravo che andassero d'accordo, anche perché io ho alle spalle un'esperienza di divorzio. Era una ragazzina allegra, sempre sorridente, litigavamo sempre, mi faceva arrabbiare, ma poi passava tutto. E' colpa mia, non ho saputo proteggerla''.

La scomparsa di Vanessa era stata denunciata dai genitori il 24 aprile scorso ai carabinieri di Enna. Secondo quanto aveva raccontato lo stesso Lo Presti la ragazza si era allontanata volontariamente dall'abitazione dove i due convivevano, al termine della lite per futili motivi. Ieri mattina il padre di Lo Presti, preoccupato perché il figlio aveva manifestato l'intenzione di suicidarsi, ha chiamato invece la polizia.

Ricevuta la segnalazione, gli investigatori lo hanno rintracciato nei pressi del Palazzo di Giustizia di Enna, in stato confusionale. Indotto a parlare, dopo un'estenuante opera di convincimento, il sospettato ha iniziato a fare le prime dichiarazioni. 'Ho fatto una fesseria', ha detto agli investigatori.

Poi ha chiesto di essere condotto a Catania, in via dei Gesuiti all'altezza del civico 23, luogo in cui a suo dire si era in precedenza incontrato con Vanessa. Gli uomini della Squadra Mobile hanno tentato di calmarlo dicendo che la giovane era riuscita a fare rientro a casa e che le sue condizioni non erano preoccupanti come lui credeva. A quel punto Lo Presti è scoppiato in lacrime dicendo agli agenti che Vanessa non sarebbe più potuta tornare a casa.

Avuta la certezza che la ragazza fosse stata oggetto di violenze, il personale della Mobile ha proseguito una complessa discussione con l'indagato, al fine di rassicurarlo il più possibile, per potere acquisire notizie su dove si potesse trovare la giovane.

Dopo un'estenuante trattativa, Lo Presti ha ammesso di avere ucciso la convivente a seguito di un violento litigio scoppiato per motivi passionali e di avere abbandonato il cadavere lungo una scarpata adiacente la strada statale che da Enna conduce a Caltanissetta, nei pressi della miniera di Pasquasia dove effettivamente gli agenti hanno trovato il corpo della ragazza.

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