Varato nuovo statuto del Pd, il segretario non sarà candidato premier

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Al termine dei tre giorni di Assemblea nazionale tenutasi a Bologna il Pd ha approvato il nuovo statuto del partito, che nelle sue premesse rappresenta un taglio netto con il passato abbandonando la forma leaderistica avuta negli ultimi anni e accentuatasi soprattutto sotto la segreteria di Matteo Renzi. Nel nuovo statuto infatti il ruolo di candidato premier non verrà automaticamente ricoperto dal segretario in carica, lasciando molto più spazio partecipativo ai singoli militanti.

Il Pd vara il nuovo statuto del partito

Secondo il nuovo statuto, il segretario avrà comunque la possibilità di indire congressi straordinari che non comportino l’elezione di un nuovo gruppo dirigente. Il Pd si prepara dunque a diventare un partito meno rigido rispetto al passato e in molti hanno suggerito che questa cosa possa essere funzionale ad una futura alleanza di tipo strutturale con il Movimento 5 Stelle. Nello statuto viene inoltre ribadita nel primo articolo la natura antifascista del partito.

Come affermato anche dall’attuale segretario Nicola Zingaretti, d’ora in avanti il Pd diventerà: “Un partito più aperto alla partecipazione delle persone, molto più diretta, rendendo protagonista chi ne fa parte”. La segreteria accoglie dunque la proposta dei cosiddetti “Giovani turchi” del partito al fine di garantire una costituente che sia condivisa anche dai circoli più piccoli.

La riforma federale

Assieme alla novità del segretario, il partito vedrà compiere al suo interno una trasformazione in senso federale, con i componenti della Direzione nazionale che verranno eletti per due terzi dai territori e per un terzo scelta dagli iscritti tra gli amministratori locali e i segretari regionali. Contestualmente a ciò, verrà istituita anche la nuova Assemblea nazionale dei sindaci del Pd.

Altre novità previste dal nuovo statuto saranno la totale parità di genere all’interno degli organismi dirigenti e l’istituzione del bilancio di sostenibilità ambientale. In questo modo il Pd, primo partito in Italia a farlo, si adeguerà alla cosiddetta Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile approvata nel settembre del 2015 dalle Nazioni Unite.