Variante Delta: incubazione, sintomi, quando fare tampone. Tutto quello che c'è da sapere

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Il professor Clerici (Photo: hp - getty)
Il professor Clerici (Photo: hp - getty)

Quanto dura l’incubazione? Quali sono e dopo quanto emergono i sintomi? Cosa fare dopo un contatto a rischio e quando effettuare il tampone? La variante Delta fa aumentare i casi di Covid nel nostro Paese e, insieme ad essi, i dubbi dei cittadini.

Rispetto al ceppo originario, infatti, la mutazione presenta specificità su cui HuffPost ha voluto fare chiarezza col professor Pierangelo Clerici, presidente dell’Associazione Microbiologi Clinici Italiani e della Federazione Italiana Società Scientifiche di Laboratorio.

Professore, quali sono i tempi di incubazione della variante Delta?

Dipende dal soggetto interessato. Nei non vaccinati abbiamo un’incubazione che risulta pressoché identica a quella del ceppo originario e va dai 5 ai 12 giorni. Nei pazienti vaccinati con una sola dose, invece, l’incubazione si allunga di qualche giorno. Mentre con due dosi la possibilità di contagiarsi si riduce al 10-15%.

Dopo quanto tempo dal contagio compaiono i sintomi?

In genere, tra i 7 e i 10 giorni.

Quali sono i sintomi causati dalla variante Delta?

Da quello che abbiamo avuto modo di osservare finora, la variante Delta ha un esordio caratterizzato da sintomatologia simil-influenzale: raffreddore, mal di gola, leggera tosse. Successivamente possono comparire mal di testa, perdita di gusto e olfatto. Si tratta di una sequenza che può variare a seconda del paziente, mentre l’elemento comune è proprio il raffreddore iniziale (tipico il naso che cola). Quelli finora elencati sono sintomi banali a cui vanno aggiunti quelli che potrebbero colpire i soggetti non vaccinati, che restano a rischio di gravi difficoltà respiratorie e di decorso severo della malattia.

Quindi, per quanto riguarda la patogenicità, il virus non è cambiato.

Assolutamente no. Si tratta di una malattia che, se non trattata accuratamente, può portare ancora a decorso grave o decesso. Ribadisco che si tratta di un rischio che oggi riguarda anzitutto le persone non vaccinate. Con la Delta, inoltre, la capacità di diffusione del virus è aumentata ed è molto più facile contagiarsi.

Dopo quanto tempo da un contatto a rischio si può effettuare un tampone?

Come per il ceppo originario, il tempo minimo rimane 72 ore dal contatto. Il tempo ideale, invece, è a distanza di 5 giorni. Se il soggetto è guarito dal Covid o ha ricevuto una dose di vaccino, le tempistiche necessarie potrebbero essere maggiori perché la replicazione virale è ridotta. E lo è ancor di più se la persona ha ricevuto due dosi di vaccino.

Dunque è inutile mettersi in fila il giorno dopo il contatto con un positivo.

Assolutamente inutile. Per essere rilevata dallo strumento diagnostico, la carica virale deve avere il tempo di svilupparsi. Fare il tampone prima delle 72 ore non ha alcun senso.

Siamo in estate, è tempo di vacanze. Quali sono le raccomandazioni per prevenire il contagio?

Le raccomandazioni rimangono le stesse: mascherina in luoghi chiusi o affollati, distanziamento, igiene delle mani. Ma la chiave di volta è il vaccino, miglior misura pro-attiva nel contrasto di qualsiasi malattia infettiva. Covid incluso. Ricordiamoci che malattie come vaiolo e poliomielite sono state praticamente sconfitte proprio grazie alla vaccinazione.

Il Green Pass è un giusto viatico?

È uno strumento che può incentivare le persone a vaccinarsi e che può aiutarci a raggiungere l’obiettivo che sta a cuore a tutti: non avere più malati gravi e decessi causati dal virus. Dobbiamo tenere a mente il costo umano che questa pandemia ha avuto e agire di conseguenza.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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