Variante Delta, quanto protegge la prima dose?

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Ovviamente dipende dai vaccini, ma sicuramente meno della vaccinazione completa, specie in caso di presenza di varianti nel contesto epidemiologico. 

Un nuovo studio con dati dal mondo reale sulla popolazione vaccinata in Usa ha verificato un’efficacia dopo la prima dose di Pfizer dell’80% e di Moderna dell’83%, uno studio pubblicato su Lancet ha fissato a 76% l’efficacia di AstraZeneca. 

Questi numeri cambiano in presenza della variante Delta, destinata a diventare prevalente in Italia (perché dal 40 al 60% più trasmissibile) e già dominante nel Regno Unito: dati inglesi mostrano un calo di protezione 4 settimane dopo la prima dose per Pfizer al 36% e per AstraZeneca al 30%, percentuali molto basse. 

Ricordiamo che si parla di efficacia su casi sintomatici rilevati, quindi quel che ci dicono questi dati è che chi ha ricevuto una sola dose di vaccino ha un rischio di contagio molto maggiore nel caso della variante Delta.

Il "caso" monodose J&J

È un vaccino meno utilizzato e su cui ci sono meno dati. In Usa ci sono 11 milioni di vaccinati e in Italia poco più di 1 milione e 10mila persone. Per rispondere alle crescenti domande la casa farmaceutica ha pubblicato ieri i risultati di due piccoli studi effettuati in Sudafrica (sulla prevenzione di infezioni da moderate a gravi). Il vaccino contro il coronavirus si è dimostrato efficace contro la variante Delta anche otto mesi dopo l’inoculazione (studio in vitro), con un piccolo calo di potenza, ma minore rispetto al calo provocato, anche in questo caso, dalla variante Beta. L’ipotesi che sia immediatamente necessaria una seconda dose di vaccino per chi ha fatto un monodose, sembra tramontata. Il vaccino ha mostrato un’efficacia dell’85% contro le malattie gravi, quando Beta e Zeta (identificata in Brasile) erano in giro.

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