Variante inglese covid, Galli: "E' esplosa come avevo previsto"

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"Farò il mio dovere almeno fino al 31 ottobre, quando andrò felicemente in pensione. I soliti giornali mi hanno massacrato nell’ultima settimana, avevo previsto che l'esplosione delle varianti del covid ovunque con focolai molto seri in alcune aree". Il professor Massimo Galli, responsabile di malattie infettive dell'ospedale Sacco di Milano, si esprime così a Cartabianca sull'emergenza coronavirus e sui rischi legati alla diffusione delle varianti.

"Ho vissuto l'Aids nel suo momento peggiore, ho visto molte persone morire. Ma nel mio mestiere non ho mai vissuto una situazione come questa, con persone che muoiono con la fame d'aria. Quando mi danno del menagramo, penso 'beh vorrei aveste visto quello che abbiamo visto...' A marzo eravamo eroi, a dicembre eravamo fastidiosi... Ci rendiamo conto di quello che sta accadendo di nuovo? Finché non abbiamo la capacità morale di affrontare certi problemi, senza lasciare che bercino giornali e politici marciando sul negazionismo, andremo dove volete voi...", afferma.

"La variante inglese è diventata prevalente in Gran Bretagna e in altre aree, è destinata a diventare prevalente” anche in Italia “visto che rispetto alla variante attuale ha una contagiosità superiore di circa il 40%. E’ una realtà in grado di diffondersi di più anche tra i bambini, non uccide di più nemmeno gli adulti ma rischia di far ammalare più gente perché si diffonde di più. Vorrei parlare d’altro, ma è così", dice ancora.

"Quello che sta succedendo in Lombardia, con la chiusura di alcuni comuni, sia la cosa meno dolorosa. Io sarei per chiudere le aree dove è maggiormente necessario, testare l’intera popolazione per cercare il virus ovunque, vaccinare quella popolazione e quelle circostanti. Nelle aree in cui le cose vanno peggio, bisognerebbe usare anche il vaccino. Diventa cruciale avere il vaccino e poterlo usare", dice Galli.

Per evitare che la situazione precipiti, secondo Galli, bisogna valutare la possibilità di somministrare la prima dose di vaccino ad una fascia più ampia della popolazione senza privilegiare la somministrazione della dose nei tempi inizialmente previsti: "Sono arrivati i dati di Israele, che ha avuto risultati clamorosi già solo la prima dose. Con i dati che arrivano dal campo, in una nazione di 8-9 milioni di persone, dovrò rivedere le mie posizioni rispetto alla correttezza e alla purezza scientifica dell'applicazione dei protocolli usciti dagli studi, si deve andare in questa direzione per forza e puntare al risultato".