Variante Omicron, Bassetti: "Letalità simile a influenza"

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"Io guardo i dati del Sudafrica: la letalità nella prima ondata era del 2,5%, nella seconda ondata del 4%, nella terza ondata del 2% e in questa ondata legata alla variante Omicron è allo 0,23%. Siamo ad una letalità molto vicina rispetto a quella che caratterizzava l’influenza prima dell’arrivo del covid". Il professor Matteo Bassetti, direttore della clinica di malattie infettive del policlinico San Martino di Genova, si esprime così sulla gestione dell'emergenza covid e in particolare sui rischi legati alla variante Omicron.

"Si tratta di dati che vanno confermati, ma il quadro clinico appare meno severo. Abbiamo la contagiosità di un virus respiratorio simile a quella del morbillo, una malattia respiratoria che si propaga con questa velocità non è problematica tanto per la letalità quanto perché in un periodo molto breve rischia di condizionare la tenuta del sistema sociale", dice ad Agorà riferendosi alle ricadute sul sistema ospedaliero.

La cabina di regia in programma giovedì 23 dicembre potrebbe varare nuove restrizioni per arginare i contagi. "Stiamo ragionando dell’ondata che abbiamo visto partire 4-5 settimane fa. Anche questa ha una salita, un picco, un plateau e una discesa. Mi pare evidente che la variante Omicron stia diventando dominante in diversi paesi, succederà lo stesso anche da noi", dice Bassetti.

"Abbiamo una fotografia molto diversa in ospedale rispetto al dicembre 2020. Molti vaccinati hanno una semplice positività al tampone che vengono catalogati come malati covid, perché in Italia non abbiamo differenziato tra chi è positivo ed è in ospedale con una gamba rotta rispetto a chi è in terapia intensiva con una polmonite. Dovremmo distinguere chi ha una polmonite da Sars-cov-2 da chi è solo positivo, avremmo numeri diversi", afferma ancora.

In Italia "ci sono 6 milioni di persone che non si vaccineranno mai, è inutile provare a convincerli. L'unica soluzione è l'obbligo, lo stato deve decidere se si può permettere 6 milioni di non vaccinati. Possiamo farlo? Bene. Non possiamo permetterceli? Serve l'obbligo", dice. "La categoria che dà più problemi è quella tra i 40 e i 60 anni, che soffrono della sindrome di Superman. Pensano che non gli succederà nulla, sono riluttanti al vaccino, pensano che il mondo sia fatto di cattivi che li vogliono vaccinare".

E' giusto dare spazio ai no vax sui media? "Quando si parla di medicina non esiste la par condicio. Non parliamo di politica, in cui la minoranza va rappresentata. Se in tv va una persona che parla di 5G nei vaccini, non è informazione. Non è un servizio ai cittadini. Credo che alcune trasmissioni televisive abbiano fallito nell'inviare un messaggio e abbiano contribuito a radicalizzare le posizioni".

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