Variante Omicron Italia, tamponi per vaccinati: esperti divisi

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L'ipotesi del tampone obbligatorio in Italia anche per i vaccinati per entrare in cinema e teatri o assistere ad eventi particolarmente affollati, come una partita allo stadio, fa discutere. E mentre si attendono le decisioni della cabina di regia, convocata dal premier Mario Draghi per il prossimo 23 dicembre per arginare la variante Omicron e fermare i contagi da Covid, gli esperti si dividono sull'idea di imporre il test anche ai vaccinati per l'accesso ai grandi eventi.

BASSETTI - Per Matteo Bassetti, primario di Malattie infettive all'ospedale San Martino di Genova, si tratta di "provvedimenti cosmetici". "L'unico provvedimento che bisognerebbe prendere con urgenza sarebbe quello di rendere il vaccino obbligatorio, approfittando di queste due settimane di chiusura delle scuole per vaccinare chi non è ancora vaccinato. Dopodiché bisognerebbe dare la possibilità a tutti di vaccinarsi in strutture aperte senza prenotazione e dire che dal 10 gennaio chi non è vaccinato paga una sanzione. Non si tratta di imporre un tso come qualcuno dice, si tratterebbe di porre una sanzione amministrativa. E' stato giusto imporre l'obbligo a sanitari, docenti e forze dell’ordine, ma ora più che procedere per categorie di lavoratori, bisognerebbe procedere per fasce d'età, dai 40 anni in su, dove il virus picchia molto duro. Chi ha più di 40 anni per poter uscire e andare a lavorare dovrebbe essere vaccinato. Io come medico dico che ci vorrebbe l'obbligo vaccinale, poi decidere come applicarlo spetta ai politici, almeno qualcosa lo facciano loro".

SILVESTRI - In totale disaccordo anche il virologo Guido Silvestri, docente alla Emory University di Atlanta. "Non so se questa notizia sia vera oppure rappresenti la solita bufala da social. Nel caso sia una bufala sarò felicissimo di segnalarlo. Ma se fosse vera, allora voglio dire a chiare lettere che sarei in disaccordo totale ed assoluto", rimarca.

CLEMENTI - "Sono contrarissimo e trovo una stupidaggine quella di fare il tampone ai vaccinati per accedere a eventi o per andare in cinema e teatri. In primo luogo perché non si considera che il tampone antigenico ha una sensibilità molto bassa e quindi non aggiunge niente. In più una misura simile disincentiva dall'aderire alla vaccinazione", afferma Massimo Clementi, direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, all'Adnkronos Salute: "Se io sono una persona che ha fatto 3 dosi e per andare al cinema devo farmi anche il tampone, piuttosto rinuncio al cinema. E se ancora devo vaccinarmi, non lo faccio".

PREGLIASCO - La pensa diversamente Fabrizio Pregliasco, per il quale "il tampone anche per i vaccinati non è la sconfitta del vaccino ma è come mettere cintura e bretelle". "E' una misura - chiarisce l'esperto - da prendere nell'ottica della massima cautela ma che non sminuisce la funzione protettiva del vaccino". Sulla questione che sta suscitando molte polemiche, l'ipotesi del tampone anche per i vaccinati per i grandi eventi, come una partita allo stadio, "può avere una ragione d'essere", conclude Andreoni, ma "va spiegato perché non è una dichiarazione di inefficacia del vaccino ma una considerazione sul fatto che protegge dalla malattia, anche severa, ma non al 100% dalla possibilità di infettarsi".

GISMONDO - Anche Maria Rita Gismondo si dice "d'accordo" con l'ipotesi di consentire l'accesso ai grandi eventi solo ai vaccinati contro Covid-19 negativi a tampone. "Finalmente si capirà che questi vaccini, validi a prevenire la severità della malattia, non ci proteggono dall'infezione", afferma all'Adnkronos Salute la direttrice Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano.

ANDREONI - Per Massimo Andreoni, primario di infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), l 'ipotesi del tampone anche per i vaccinati per i grandi eventi può avere una ragione d'essere", ma "va spiegato perché non è una dichiarazione di inefficacia del vaccino ma una considerazione sul fatto che protegge dalla malattia, anche severa, ma non al 100% dalla possibilità di infettarsi".

CRISANTI - Secondo il virologo Andrea Crisanti una misura simile sarebbe "un inutile supporto ad aziende che producono prodotti che non sono buoni". "Io penso che sarebbe molto più efficace che un vaccinato con tre dosi semplicemente indossasse una mascherina Ffp2, che costa un euro invece di 15-20 euro" di un tampone rapido "ed è molto più efficace", afferma all'Adnkronos Salute. "Il tampone disincentiva l'adesione al vaccino anti-Covid. Ed è una misura di chi non sa cosa fare e non ha capito che sta succedendo. E' una misura - incalza il direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell'università di Padova - demagogica e da panico. Qui c'è solo una cosa da fare: mettere la mascherina Ffp2, che ha una protezione del 98%. Non c'è nulla che dia una protezione di questo tipo". Ovviamente Crisanti non include anche i cenoni delle feste organizzati in casa nelle occasioni in cui indossarla. "Non esageriamo. La cosa migliore in quel caso è solo non mischiare troppi gruppi familiari. Per il resto penso non ci siano problemi", conclude.

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