Vaticano avvia risanamento del Fatebenefratelli con Del Vecchio

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Città del Vaticano, 28 ott. (askanews) - Il Vaticano è in trattative con la fondazione Leonardo Del Vecchio per costituire un'impresa sociale con l'obiettivo di risanare il Fatebenefratelli, ospedale simbolo di Roma che sorge sull'isola Tiberina.

"Considerando l'alto valore spirituale e morale rappresentato dal nosocomio - nel senso di una testimonianza evangelica di attenzione e cura dei malati, con umanità e professionalità, svolta da oltre quattro secoli - è stato avviato un piano di risanamento che, nel rispetto delle normative vigenti e in dialogo con le parti a vario titolo coinvolte, permetta ad esso di continuare a svolgere il ruolo che l'ha finora caratterizzato nell'ambito della Sanità cattolica", ha comunicato in questi giorni la Santa Sede.

Il noto ospedale è gestito dall'Ordine ospedaliero di San Giovanni di Dio e da anni ha problemi di gestione. Il tribunale di Roma lo ha ammesso nel 2015 alla procedura di concordato preventivo. I debiti sono ingenti. E in vista dell'ultima rata che scadeva lo scorso 15 ottobre - ora slittata di sei settimane - era filtrato da tempo che era in corso una trattativa tra l'ordine religioso e il gruppo San Donato di Milano.

Il Vaticano, che non è proprietario dell'ospedale, ha avuto sinora il solo compito di dare, o negare, il beneplacito alle decisioni dei frati. Ma visto il valore simbolico della struttura ora ha deciso di entrare in campo per salvare e rilanciare il Fatebenefratelli. E di farlo con un partner d'eccellenza: Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica, azionista di spicco di Mediobanca e Generali.

A luglio scorso, del resto, mentre era al Policlinico Gemelli per un intervento chirurgico, papa Francesco aveva affermato, in occasione di un Angelus: "In questi giorni di ricovero in ospedale, ho sperimentato ancora una volta quanto sia importante un buon servizio sanitario, accessibile a tutti, come c'è in Italia e in altri Paesi. Un servizio sanitario gratuito che assicuri un buon servizio accessibile a tutti. Non bisogna perdere questo bene prezioso. Bisogna mantenerlo! E per questo occorre impegnarsi tutti, perché serve a tutti e chiede il contributo di tutti. Anche nella Chiesa succede a volte che qualche istituzione sanitaria, per una non buona gestione, non va bene economicamente, e il primo pensiero che ci viene è venderla. Ma la tua vocazione è in Chiesa: non è avere dei quattrini, è fare il servizio, e il servizio sempre è gratuito. Non dimenticatevi: salvare le istituzioni gratuite".

Sulla scia di quelle parole, ora, "le competenti Autorità ecclesiastiche, con la collaborazione di altre istituzioni senza scopo di lucro, si sono impegnate nel risolvere la crisi economico-gestionale in cui da tempo versa l'Ospedale 'San Giovanni Calibita-Fatebenefratelli' all'isola Tiberina di Roma".

Il primo passaggio è stato concludere, con gratitudine, le trattative con il gruppo della famiglia Rotelli, che in questi mesi si era messo in moto per affiancare i frati nel management del Fatebenefratelli. "Si desidera di esprimere un doveroso ringraziamento al Gruppo San Donato, nelle persone dei Vice-Presidenti Paolo Rotelli e Kamel Ghribi e dell'Amministratore Delegato Francesco Giosuè Galli", si legge nella nota vaticana dello scorso 21 ottobre, "per l'intervento concordato con la Casa Generalizia dell'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio (Fatebenefratelli), inteso ad evitare un ulteriore aggravamento della crisi in atto e trovare ad essa una soluzione definitiva".

Ma c'è molto di più. La Santa Sede intende costituire una "impresa sociale", rigorosamente no profit, partecipata al 50% dalla fondazione Leonardo Del Vecchio. L'esistenza di una trattativa tra fondazione Luxottica, Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica) e la diocesi di Bologna, rivelata nei giorni scorsi "Milano Finanza", trova riscontro in Vaticano. L'obiettivo è un piano di risanamento della casa generalizia Fatebenefratelli che prevede l'estinzione del concordato e dei debiti con le banche, i fornitori e la Provincia di Roma. L'alternativa, ovviamente, sarebbe il fallimento, con tanto di lungaggini burocratiche per i creditori. Il vincolo di destinazione d'uso ospedaliero dell'immobile, ad ogni modo, impedisce investimenti alternativi. Se tale trattativa andrà a buon fine, è previsto un investimento per rimettere a norma l'ospedale, e, infine, entro la fine dell'anno l'affidamento della gestione ad un partner ancora da individuare. A quel punto l'ospedale può tornare in carreggiata, grazie anche ad un ampliamento del mix dei servizi sanitari offerti, salvaguardando i posti di lavoro.

La diocesi di Bologna interverrebbe con una quota consistente a fianco del Vaticano. Guidata dal cardinale Matteo Zuppi, la curia bolognese - va ricordato - è proprietaria della Faac, multinazionale dei cancelli automatici, che ha ereditato dopo la morte, nel 2012, del figlio del proprietario e fondatore, Michelangelo Manini, e ne utilizza gli utili per scopi caritativi.

Quanto alla Santa Sede, c'era la vicenda del Fatebenefratelli dietro la recente decisione di papa Francesco che ha istituito con un chirografo la "Fondazione per la Sanità Cattolica". L'organismo, che sarà partner al 50% della fondazione Del Vecchio nella NewCo, nasce, secondo la normativa dello scorso 6 ottobre, per "offrire sostegno economico alle strutture sanitarie della Chiesa, perché sia conservato il carisma dei fondatori, l'inserimento all'interno della rete di analoghe e benemerite strutture della Chiesa e con ciò il loro scopo esclusivamente benefico secondo i dettami della Dottrina sociale".

Oltre al 50% del Fatebenefratelli, sempre se i negoziati andranno in porto, il Vaticano è proprietario dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma e - a sua volta gravato da debiti - della "Casa sollievo della sofferenza" di San Giovanni Rotondo in Puglia.

Quanto al resto della sanità cattolica italiana, la proprietà non è del Vaticano ma di singoli ordini religiosi o diocesi. Una galassia che è croce e delizia della Chiesa. La quale da secoli è in prima linea sul fronte della cura della persona negli ospedali e nelle infermierie. Ma il calo di vocazioni, la specializzazione medica e i criteri di gestione introdotti nel corso del tempo dai vari Stati hanno cambiato lo scenario. Non è mancata, inoltre, imperizia o vera e propria corruzione. L'episodio più noto alle cronache è quello dell'Istituto Dermopatico dell'Immacolata (Idi). Sul finire del pontificato di Benedetto XVI esplose lo scandalo di malversazioni, buchi di bilancio, rischio di licenziamenti. Per tentare di salvarlo, nel 2015 il Vaticano tirò fuori dal proprio bilancio 50 milioni, altri soldi vennero presi, non senza polemiche, dalla Papal foundation. Prestiti fatti in emergenza, senza un chiaro piano industriale o una struttura societaria predefinita. In Vaticano, da allora, si sono convinti che le cose vanno fatte in altro modo. La vicenda del Fatebenefratelli e la partnership con Del Vecchio possono esserne la dimostrazione.

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