Vaticano: dal Papa realismo sulle guerre senza perdere speranza

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Città del Vaticano, 9 gen. (askanews) - Sebbene oggi, "giustamente", i riflettori siano puntati sull'evolvere della crisi tra Usa e Iran, e sull'ulteriore rischio che essa rappresenta per il già instabile Iraq flagellato da guerre e terrorismo, Papa Francesco, nel suo discorso odierno agli ambasciatori accreditati presso la Santa Sede, "non semplifica la realtà": lo sottolinea il direttore editoriale vaticano, Andrea Tornielli, in un editoriale pubblicato su Vatican News e sull'Osservatore Romano.

Il Pontefice "ricorda tante altre guerre e violenze troppo spesso dimenticate. Denuncia la coltre di silenzio sulle sorti della devastata Siria, denuncia il conflitto in Yemen che vive una gravissima crisi umanitaria nell'indifferenza della comunità internazionale. Cita la Libia, ma anche la violenza in Burkina Faso, Mali, Niger e Nigeria. Ricorda le violenze contro le persone innocenti fra cui anche i tanti cristiani uccisi per la loro fedeltà al Vangelo, vittime del terrorismo e del fondamentalismo", scrive Tornielli, che nel commento intitolato "Il realismo e la speranza" sottolinea: "Non può non colpire chi ha ascoltato o letto il lungo e dettagliato elenco delle crisi - comprese quelle che infiammano l'America Latina e che sono causate da ingiustizie e corruzione endemica - il fatto che Francesco abbia iniziato il suo discorso con uno sguardo di speranza, quella speranza che per i cristiani è una virtù fondamentale ma che non può essere disgiunta dal realismo".

Per il Papa, "si può sperare, perché in un mondo che sembra condannato all'odio e ai muri, ci sono donne e uomini che non si arrendono alle divisioni e non si girano dall'altra parte di fronte a chi soffre. Perché ci sono leader appartenenti a diverse religioni che si incontrano e provano a costruire un mondo di pace. Perché ci sono giovani che cercano di sensibilizzare gli adulti sui rischi a cui il creato sta andando incontro avvicinandosi a un punto di non ritorno. Si può sperare perché nella notte di Betlemme Dio, l'Onnipotente, ha scelto di farsi bambino, piccolo, fragile, umile, per vincere e avvincere il mondo con il suo amore sovrabbondante e la sua misericordia".