Vaticano, magistrati: "Sconfortante, marcio sistema predatorio e connivenze interne"

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"Un intreccio, quasi inestricabile, tra persone fisiche e giuridiche; fondi di investimento; titoli finanziari -quotati e non- banche ed istituti di credito di varia tipologia, ampiezza e trasparenza d’agire. Vicende ordinate appositamente e variamente interessate ad attingere alle risorse economiche della Santa Sede, spesso senza alcuna considerazione delle finalità e dell’indole della realtà ecclesiale". I magistrati vaticani riassumono così, nelle conclusioni della citazione a giudizio, il quadro che sottostà alle vicende ricostruite nelle quasi 500 pagine del documento.

Nelle carte viene anche analizzato "il ruolo avuto nel tempo ed in diversi contesti operativi da vari soggetti estranei alla struttura ecclesiale - spesso improbabili se non improponibili - attori di un marcio sistema predatorio e lucrativo, talora reso possibile grazie a limitate, ma assai incisive, complicità e connivenze interne", spiegano gli inquirenti, sottolineando come l’indagine abbia portato "l’Ufficio del Promotore di Giustizia alla formulazione di capi di accusa pesanti ed oggettivamente disdicevoli, facendo emergere accadimenti ben lontani non solo rispetto all’originario spirito dei beni della comunità ecclesiale ed alla comune sensibilità e aspettative ma, con lo sguardo rivolto al presente, anche in relazione ai correnti standard internazionali seguiti nelle attività a contenuto economico-finanziario, anche dal punto di vista etico".

Un esito che definiscono "sconfortante" e "ulteriormente aggravato dalla constatazione che la più gran parte delle attività di investimento effettuate nel corso degli anni da soggetti di diversa formazione, status e responsabilità nella Segreteria di Stato sia avvenuto drenando ingenti quantità di somme raccolte nell’Obolo di San Pietro" e dunque fondi "destinati al successore di Pietro", "aventi come fine ultimo il sostentamento delle 'Sue opere di carità'", e "che solo il Sommo Pontefice può liberamente dirigere e indirizzare, intuitu boni Ecclesiae".

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