Vaticano, sì a uso social per le suore di clausura ma con sobrietà e discrezione

Maria Elena Ribezzo
Partenza suore clausura convento Via Santa Sofia

Nei conventi di clausura sì a tweet, post e 'storie', ma con "sobrietà e discrezione". Sono le indicazioni del Vaticano agli istituti di vita contemplativa, precisate nell'Istruzione 'Cor Orans', della Congregazione per la Vita consacrata.

Nell'uso dei "mezzi di comunicazione - si legge nel documento - si chiede sobrietà e discrezione, per salvare il raccoglimento e il silenzio, demandando al Capitolo conventuale il compito di stabilire la modalità di uso di questi mezzi, chiedendo dunque alle monache maturità di giudizio e capacità di discernimento, e soprattutto amore alla propria vocazione contemplativa".

Il rischio, insomma, è di "svuotare il silenzio contemplativo quando si riempie la clausura di rumori, di notizie e di parole". La sobrietà richiesta non riguarda solo i "contenuti" ma anche la "quantità delle informazioni" e il "tipo di comunicazione", affinché "siano al servizio della formazione alla vita contemplativa e delle comunicazioni necessarie e non occasione di dissipazione o di evasione della vita fraterna": l'uso dei mezzi di comunicazione, per motivo di informazione, di formazione o di lavoro, "può essere consentito nel monastero, con prudente discernimento, ad utilità comune".

In questo momento nel mondo ci sono 37.970 suore di clausura, "non poche in questo contesto di crisi vocazionale", spiega monsignor José Rodríguez Carballo, segretario della Congregazione. Tra gli altri provvedimenti, l'istruzione stabilisce che quando un monastero si ritrova con meno di cinque monache perde la sua autonomia giuridica in vista di una sua affiliazione o soppressione, e disincentiva il "reclutamento" di candidate da altri Paesi "al solo scopo di salvaguardare la sopravvivenza del monastero".