Vecchione (Dis): Daesh non è sconfitto, minaccia resta elevata

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Roma, 2 mar. (askanews) - Per quanto riguarda la minaccia terroristica di matrice jihadista di Daesh, "se al livello internazionale la morte di Al Baghdadi è stata l'evento di maggiore risonanza nel 2019, la portata eversiva rimane elevata e destinata a sopravvivere alla morte del suo leader fondatore. Tutt'altro che sconfitto come entità terroristica e nella sua dimensione ideologica, Daesh ha mantenuto postura ed orizzonti dell'attore globale; ha avviato una ridefinizione dei residui assetti organizzativi e di comando, anche per recuperare capacità di proiezione esterna; ha continuato ad ispirare ed istigare all'azione i suoi adepti. In sostanza, non più luogo fisico, il Califfato è tornato ad essere un 'fine', peraltro ancora supportato da simpatizzanti e sostenitori su scala mondiale". Lo ha detto il direttore del Dis Gennaro Vecchione, alla presentazione della Relazione annuale dei Servizi.

Vecchione ha spiegato che "Daesh è particolarmente vitale nei territori di origine e contestualmente ha rafforzato la propria presenza in quadranti africani ed asiatici, con una marcata, preoccupante concentrazione nel Sahel. Le azioni di stampo jihadista realizzate in Europa lo scorso anno confermano l'insidiosità di una minaccia che resta prevalentemente endogena e che ha visto, in linea di continuità con gli ultimi anni, l'attivazione di lupi solitari, il ricorso a mezzi facilmente reperibili e pianificazioni poco sofisticate. Centrale ha continuato ad essere il ruolo del jihad digitale".

"Nel territorio nazionale, abbiamo dovuto prevenire e contrastare una minaccia composita, riferibile a processi di radicalizzazione individuali e dall'accelerazione imprevedibile, alla presenza di soggetti attestati su posizioni estremiste, ai propositi ritorsivi di Daesh, ad una pervasiva propaganda istigatoria. Con riguardo al fenomeno della radicalizzazione, il dispositivo messo in campo si è tradotto in mirate ed innovative modalità d'intervento, intese non solo ad individuare i soggetti che abbiano aderito alla visione jihadista, a valutarne la pericolosità e, ove possibile, a favorirne il disingaggio, ma anche a cogliere i segnali prodromici di percorsi di radicalizzazione suscettibili di sfociare nell'azione violenta. In sostanza, il nostro è stato un 'presidio avanzato', imperniato sullo sviluppo di sempre maggiori sinergie - oltre che con le Forze di polizia - con attori pubblici e privati operanti a livello territoriale", ha concluso Vecchione.