"Vendetta: guerra nell'antimafia", la docuserie che sarebbe piaciuta a Sciascia

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Pino Maniaci a sinistra, Silvana Saguto a destra (Photo: Netflix)
Pino Maniaci a sinistra, Silvana Saguto a destra (Photo: Netflix)

Da una parte ci sono il volto scavato, i baffoni e la voce deformata dalle sigarette di Pino Maniaci, giornalista e patron della piccola tv locale siciliana Telejato. Dall’altra c’è lo sguardo severo e imperturbabile dell’ex giudice Silvana Saguto. I due non potrebbero essere più diversi, ma le loro esistenze - e ne avrebbero fatto volentieri a meno - si sono intrecciate per via degli unici elementi in comune: essere siciliani ed essersi affermati come figure di spicco dell’antimafia. E non c’è giorno che non si chiedono se torneranno a casa vivi. Per usare un eufemismo, Maniaci e Saguto non si amano. E dovranno fare i conti con due inchieste giudiziarie a loro carico con accuse molto pesanti. Il giornalista sarà processato per diffamazione ed estorsione, la giudice per reati come la corruzione, l’abuso d’ufficio e l’appropriazione indebita.

La loro incredibile storia viene raccontata in maniera precisa e senza cedere alla retorica da una docuserie in sei puntate distribuita da Netflix. Autori e produttori sono Ruggero di Maggio e Davide Gambino per Mon Amour Films e Nicola Moody, Jane Root e David Herman per Nutopia. Il titolo è “Vendetta: guerra nell’antimafia”. Una vicenda che sembra uscita dalla penna di Leonardo Sciascia e che il grande scrittore siciliano aveva in qualche modo predetto sia nei romanzi sia in alcuni articoli di giornale. Uno su tutti il celebre “I professionisti dell’antimafia”.

La serie comincia descrivendo le vite parallele dei due. Maniaci che dal nulla, nel 1999, rileva Telejato e trasmettendo dal tinello di casa sua a Partinico, comune dell’hinterland palermitano, diventa una voce dell’antimafia riconosciuta in tutta Italia. Linguaggio duro, spesso volgare, Maniaci non risparmia nessuno. Si rivolge al boss latitante Messina Denaro chiamandolo “Messina soldino” e non ha problemi a nominare i boss locali mettendoli alla berlina. Anche agli amministratori locali non va meglio, con Maniaci che li incalza giorno dopo giorno. A un certo momento Telejato scala la marcia e mette sotto i riflettori il lavoro del presidente della sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo. Si tratta proprio di Saguto, in quel momento uno dei giudici più potenti nella lotta alla mafia. Secondo Maniaci, il magistrato con i suoi sequestri miliardari mette in ginocchio aziende locali e lo fa per un tornaconto personale.

Pino Maniaci di Telejato (Photo: TONY GENTILE)
Pino Maniaci di Telejato (Photo: TONY GENTILE)

Il giudice Saguto viene presentata mentre si allena al poligono di tiro. Per due decenni ha sfidato la mafia e, come viene mostrato in un video d’archivio, rimane celebre il suo incalzare Totò Riina durante il processo in Corte d’Assise per gli omicidi di Michele Reina, Piersanti Mattarella e Pio La Torre di cui lei era giudice a latere. Saguto viene ripresa mentre gira in auto per Palermo e spiega che si tratta dell’unica città al mondo in cui i turisti chiedono di visitare i luoghi dove sono stati uccisi i giudici. Il magistrato racconta di come abbia dedicato la sua intera vita alla lotta alla mafia mettendo per questo in difficoltà tutta la sua famiglia. Alle accuse di Maniaci risponde che dalle sue inchieste il giornalista risulta essere vicino ai mafiosi che a parole dice di voler combattere.

Poi arriva il 2016. Per il giornalista e il giudice è uno spartiacque perché vengono prima indagati e poi mandati a processo. Per Maniaci è la vendetta della Saguto tanto da affermare in siciliano stretto, mentre è dal barbiere, che “se dici che un magistrato è corrotto ti macinano”. A incastrarlo un video, diffuso in tutti i telegiornali, dove sembra che il giornalista chieda soldi al sindaco di un piccolo comune. Video che si rivelerà una specie di trappola. Per Saguto, a sua volta, la maxi-inchiesta che travolgerà anche suo marito e suo figlio, è frutto delle menzogne di Maniaci. “Ma come si fa a credere a uno indagato per estorsione?” si chiede. Da questo momento le telecamere cominciano a seguire i due protagonisti nei loro sfoghi, a sentire amici e conoscenti dei due e a immortalare fasi salienti dei due processi a cui sono sottoposti.

Silvana Saguto nel salotto della sua casa (Photo: Netflix)
Silvana Saguto nel salotto della sua casa (Photo: Netflix)

Gli autori di “Vendetta” sono riusciti a mantenere una certa imparzialità. Maniaci non è un santo e nella serie emergono tutti i suoi difetti: la troppa esuberanza, le intercettazioni in cui fa lo sbruffone con l’amante facendole capire che lui può tutto e un certo egocentrismo. Lo stesso per Saguto. Memorabile il momento in cui durante il processo tira fuori un’agenda dove ci sono a suo dire i nomi delle persone che negli anni le hanno chiesto un favore. Facendo intendere che potrebbe esserci anche il pm che la sta accusando. L’intera vicenda è narrata con grande ritmo alternando le immagini di una certa Sicilia deturpata dalla protervia della mafia e dalla negligenza di alcune amministrazioni locali a quelle della aule di giustizia e della vita privata dei due protagonisti. Il materiale girato è tantissimo e comprende un lungo periodo di tempo che parte dal 2013 fino alle ultime battute dei processi ella primavera del 2021. Gli ideatori della serie hanno avuto quindi la possibilità di stare a stretto contatto sia con Maniaci sia con Saguto per molti anni, filmando anche i loro momenti più intimi. Alla fine arrivano le sentenze di primo grado, con assolti e condannati. Ma quello che rimane è la sensazione di un ambiente e di un certo mondo in cui il bianco e il nero difficilmente possono esistere. E dove a prevalere ci sono invece tante sfumature di grigio.

P.S. Nell’ottobre del 2020, Silvana Saguto è stata riconosciuta colpevole di corruzione e condannata in primo grado a 8 anni e 6 mesi. Nell’aprile 2021, Pino Maniaci è stato assolto in primo grado dalla condanna di estorsione e condannato per diffamazione ad 1 anno e 5 mesi.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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