Venduta scultura che non esiste: Salvatore Garau e l’immateriale

·2 minuto per la lettura
Image from askanews web site
Image from askanews web site

Milano, 29 mag. (askanews) - Pochi giorni fa, per la prima volta nella storia dell'arte contemporanea è stata venduta all'asta un lotto che, nella realtà, non esisteva: si tratta della scultura immateriale "IO SONO" di Salvatore Garau, che è stata aggiudicata per 15mila euro presso Art-Rite, auction house milanese. Un evento che arriva a distanza di 104 anni dalla dall'invenzione del ready made di Marcel Duchamp, concetto per il quale qualunque oggetto di uso comune diventa arte se è un artista ad affermarlo. Garau si è spinto ancora oltre, arrivando a sostenere che anche il nulla può essere un'opera d'arte, purché lo dica un artista. Un'idea che rimanda comunque alla grande stagione concettuale degli anni Sessanta, che videro, solo per fare un esempio, il "Manifesto per l'Esposizione internazionale di Niente", firmato, tra gli altri, Enrico Castellani, Otto Piene e Piero Manzoni, l'artista che forse più di ogni altro ha esplorato questo territorio con le celebri uova firmate e mangiate o i palloncini della serie "Corpo d'aria".

Il progetto di opere che non esistono di Garau, comunque non si ferma a questa prima vendita e prosegue: nascerà infatti di fronte alla Federal Hall e a pochi passi dalla Borsa di New York, "Afrodite piange", la terza di sette opere "immateriali" dell'artista sardo che verranno collocate in altrettante città sparse in tutto il mondo.

L'opera è realizzata grazie al sostegno dell'Istituto Italiano di Cultura di New York, che dedica al pittore sardo un focus in anteprima e una "stanza virtuale" sulla piattaforma dedicata all'arte e alla cultura italiane. Come nei due casi che l'hanno preceduta, anche "Afrodite piange" è una scultura immateriale che esiste soltanto perché lo ha deciso l'artista. Un'opera fatta di sola aria, che prende forma grazie all'immaginazione di chi osserva, ma soprattutto a impatto ambientale zero e non riproducibile in rete: a differenza dell'arte digitale degli NFT, infatti, le sculture di Garau non sono pixel, non sono un'immagine, ma sono la sua negazione.

"Stiamo vivendo un momento - ha detto Salvatore Garau - in cui la nostra fisicità, il nostro esserci è sostituito dalle nostre immagini virtuali e dalla nostra voce, anche questa impalpabile. Il nostro essere carne e ossa deve fare i conti con l'assenza che è la vera presenza in questi tempi".

Il nostro obiettivo è creare un luogo sicuro e coinvolgente in cui gli utenti possano entrare in contatto per condividere interessi e passioni. Per migliorare l’esperienza della nostra community, sospendiamo temporaneamente i commenti sugli articoli