Venezia 2022, Romain Gavras nella banlieue come in una tragedia greca

(Adnkronos) - (Adnkronos/Cinematografo.it) - “La tragedia greca ha sempre ispirato la mia vita e la mia formazione. Mi affascinano il suo significato simbolico, il concetto di unità di tempo e il modo di trascendere la realtà, e desideravo avvicinarmi il più possibile a questo metodo di narrazione, per tradurlo in immagini e creare un’esperienza cinematografica immersiva”. Romain Gavras porta in concorso a Venezia 79 Athena, film scritto insieme a Ladj Ly (già premiato a Cannes per Les Misérables) ed Elias Belkeddar.

Targato Netflix, che lo renderà disponibile in streaming dal 23 settembre, Athena racconta i giorni di guerriglia nella comunità omonima a seguito di un video dal quale sembrerebbe che la polizia abbia ucciso senza motivo un giovane indifeso. Era il fratello minore di Abdel: richiamato a casa dalla prima linea, ritrova la sua famiglia devastata. Intrappolato tra il desiderio di vendetta del fratello minore Karim e gli affari criminali del fratello maggiore Moktar, cerca con fatica di calmare le tensioni sempre più aspre. Quando però la situazione degenera, la banlieue si trasforma in una fortezza sotto assedio, diventando così la scena di una tragedia per la famiglia, e non solo.

“Questo è un film che potrebbe essere ambientato in ogni epoca, del passato o del futuro. Dietro ogni guerra si nasconde infatti una manipolazione, una bugia originale; la storia si ripete, dalla guerra di Troia ai conflitti contemporanei. Ci sono sempre forze nell’ombra che nutrono l’ostilità: sanno che quando il dolore intimo è troppo grande, la violenza acceca il pensiero, e quando la nazione è fragile, è facile spingerla nel baratro”, dice ancora il regista 41enne, figlio di Costa-Gavras e della giornalista e produttrice cinematografica Michèle Ray-Gavras, qui al terzo lungometraggio di finzione.

Interpretato da Dali Benssalah (Abdel), Sami Slimane (Karim), Anthony Bajon (Jérôme), Ouassini Embarek (Moktar), Alexis Manenti (Sébastien), Athena – la dea della guerra e della saggezza – è “un film forte, difficile da digerire, nato con l’idea di creare una tragedia moderna, partendo da una fratellanza interrotta, passando per la tristezza, la rabbia e il dolore che finiscono per distribuirsi su larga scala fino ad infiammare un’intera nazione”, dice ancora Gavras, che sull’estetica del film – caratterizzato da lunghi piani-sequenza – aggiunge: “Volevamo un’iconografia importante, essere immersi in ciò che stava accadendo, far sì che il pubblico provasse emozioni con il progredire dei personaggi, senza aver tempo di riflettere proprio come accade ai personaggi”.

Personaggi che si svincolano dai soliti canoni buono vs. cattivo: “È vero che quando si esplora una simile tragedia non si può fare una distinzione troppo semplicistica in buoni e cattivi, è molto più complesso il discorso. Qui si parte da un misfatto e a causa di quel misfatto si scatena questa battaglia”.