Venezia, Baretta: sfida alle grandi navi nel mio piano per la città

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Roma, 29 feb. (askanews) - "Mettere insieme una coalizione che va da Renzi, Calenda al Pd fino alla sinistra, ai Verdi e a Rifondazione comunista è stato alla fine meno faticoso di un tavolo sindacale". Pier Paolo Baretta è il candidato dem a sindaco di Venezia e in un'intervista a Repubblica parla dei suoi progetti per la città.

Se eletto, dice, tra le prime misure bloccherà le grandi navi in laguna, smantellerà il centralismo amministrativo di Luigi Brugnaro - il sindaco che la Lega ha lanciato per il bis alle amministrative di primavera -, punterà sulle verifiche di efficienza del Mose. "Vedendo Salvini passeggiare in San Marco pensando di prendersi una città capitale mondiale di cultura e di dialogo, non potevo restare indifferente".

Baretta parla dell'effetto che gli ha fatto vederla semi vuota: "Una sensazione di desolazione e di grande malinconia. Ma anche da qui può venire una lezione: è quella di saper reagire. Non si può stare immobili. Questo è il momento di scegliere".

"Nel decreto - varato ieri dal governo per l'emergenza Coronavirus, ndr - c'è una parte sull'emergenza turismo. È una emergenza che vale per tutta l'Italia, ma a Venezia è più evidente che altrove. Quindi è prevista la cassa integrazione per evitare i licenziamenti nel settore delle attività turistiche e alberghiere. Venezia è cruciale e fragile. Con Marghera e Mestre poi, che sono luoghi produttivi importantissimi, è città metropolitana che va rilanciata".

L'esponente del Pd spiega anche le ragioni che lo hanno spinto a candidarsi: "Non l'ho cercata. Ma non si può consegnare Venezia alla Lega di Salvini e di Zaia che, con la battuta sui cinesi che mangiano i topi vivi, alimenta l'odio. Decisivo è stato avere ottenuto l'unità del centrosinistra in cui tutte le forze politiche sono convinte che occorra una visione di futuro. Il turismo ad esempio, è una risorsa, ma non può schiacciare la vita quotidiana. Numero chiuso o flussi turistici? Ne discuteremo, però Venezia è una città viva non un museo".

"La coalizione va dalle liste veneziane centriste a Renzi, Calenda, il Pd, i verdi, la sinistra, fino a Rifondazione. Si può fare e si può provare a vincere anche dove tutti danno per scontato che non ce la puoi fare - aggiunge -. Mettere d'accordo tutti è stato meno difficile di un tavolo sindacale, forse proprio perché il percorso politico per trovare un candidato sindaco del centrosinistra è stato travagliato. Non facile, ma neppure impossibile".

"Non vedo distanze così insormontabili - prosegue -. Bisogna togliere subito le grandi navi dal bacino di San Marco e poi discutere tutti insieme la soluzione definitiva senza pregiudizi. Sul Mose vanno fatte le verifiche su impatto ambientale e efficienza e quindi va completato con queste verifiche".

Continua intanto a fare il sottosegretario all'Economia? "Sì perché gli impegni sono tanti e tali in questo momento... però lascerò tutto per fare il sindaco", assicura.