Venezia che muore (di nuovo)

Venezia che muore (di nuovo)

Si era appena faticosamente rialzata dopo la batosta dell’acqua alta del 12 novembre 2019 quando tutto il mondo, in seguito ai rimbalzi social, anche a distanza di settimane nonostante le campagne di informazione e i periodi di secca dei canali, la credeva sprofondata come Atlantide.

Aveva da poco archiviato prime pagine di giornali cinesi che la fotografavano con piazza San Marco invasa dall’acqua; neanche il tempo di asciugarsi del sale che cristallizzando fa scoppiare le pietre dei pavimenti e gli intonaci dei muri di musei come accaduto alla Fondazione Querini Stampalia, che Venezia ha ricevuto anche il colpo di grazia dell’annullamento del Carnevale per l’emergenza sanitaria da Covid-19.

La città galleggiante, isola di minuscole altre isole, un merletto costruito sopra i pali di una foresta del Cansiglio, così unica e fragilissima sospesa com’è fra acqua, terra e cielo, nel tempo dell’emergenza sanitaria da coronavirus è ancora più annaspante nell’economia, basata esclusivamente sul turismo.

I casi di contagio nell’immediata terraferma, le disposizioni istituzionali delle autorità competenti e la psicosi collettiva che sta dilagando più del virus stesso, hanno inferto un ulteriore gravissimo colpo a Venezia, che così Serenissima non appare più tanto.

Treni di pendolari vuoti alla stazione Santa Lucia, l’aeroporto Marco Polo deserto, la tangenziale di Mestre alle 8 di sera azzerata del solito traffico frenetico tanto che sembra una foto ritoccata con Photoshop, fanno della città lagunare e la sua cintura urbana appena passato il Ponte della Libertà, un luogo spettrale come altri in questo periodo, ma ancor più desolante e triste se riferito alla città più bella e visitata del mondo.

Dopo il blocco del Carnevale, anche l’inaugurazione della 17^ Biennale di Architettura è slittata ad agosto (anziché dal 23 maggio al 29 novembre si svolgerà da sabato 29 agosto (pre apertura giovedì 27 e venerdì 28 agosto) a domenica 29 novembre), perdendo così tre mesi di pubblico che coinvolge architetti e istituzioni di oltre 60 Paesi di tutti i continenti.

Hotel con dentro un ospite soltanto

“Purtroppo oramai da quasi una settimana siamo a zero prenotazioni – afferma Daniele Minotto, vice direttore dell’Associazione Veneziana Albergatori. “Ci sono hotel di 70 stanze che hanno solo un ospite dentro. Di fatto la percentuale non è definibile se non intorno allo 0 virgola qualcosa. Il nostro non è turismo di business come a Milano o legato a ministeri e ambasciate come a Roma; noi a Venezia abbiamo il turismo classico per la vacanza, legato magari ad eventi proprio come il Carnevale o la Biennale. Eventi che per Venezia sono di traino, che averli e non averli fa la differenza e attualmente non abbiamo una visione che vada oltre i prossimi due mesi”.

Un altro bruttissimo momento per Venezia…

Una situazione davvero drammatica. L’86% dei turisti in visita a Venezia sono stranieri e per questo doveva esserci una efficace comunicazione di tipo sanitario e una dimostrazione di gestione del problema e superamento della crisi, per stabilire fiducia. Il coronavirus investe anche altri Paesi europei, solo che il sistema di calcolo è diverso rispetto al nostro. Le nostre stime sono solo più veritiere. Ora ci troviamo con voli bloccati e 6 milioni in meno di passeggeri rispetto alla previsione normale dell’anno e questi sono tutti turisti che non vengono; mentre noi veniamo da un periodo di 6 mesi di mancati guadagni, provati da mancanza di fatturato.

Di fatto vuol dire che l’anno 2020 è perso. In questo momento, purtroppo, non c’è uno storico, questa situazione è paragonabile solo alla guerra mondiale; nemmeno l’11 settembre può essere messo a confronto del coronavirus.

Quando è arrivato il “colpo di grazia”?

Il martedì grasso, il 25 febbraio, dopo il provvedimento di sospensione del carnevale, delle funzioni religiose e dell’attività formativa. Il fine settimana prima si registrava il 95% di occupazione degli alberghi ed era un buon segnale di ripresa per noi, dopo l’acqua alta di novembre. L’allarme che si è aperto col coronavirus ha fatto sì che anche gli ospiti che erano negli hotel hanno cominciato ad andare via. Quindi sono cominciate a fioccare le disdette: al martedì grasso eravamo a un 40% di cancellazioni fino a maggio. Poi, dal weekend in avanti, tutto è precipitato a zero. E considerando che questo periodo rappresentava per Venezia l’inizio della stagione, non è paragonabile a nessun altro evento, neanche all’acqua alta, perché quel fenomeno si sapeva che finiva, mentre qui non sappiamo quanto andrà avanti l’emergenza.

Cosa vi aspettate dalla primavera?

Di arrivare ad avere una occupazione di almeno il 20% . Entro maggio capiremo, ma ad oggi la situazione è di grande sofferenza. Alcuni hotel hanno optato per una chiusura temporanea, altri ridimensionano l’organico, provano a gestire una parziale riduzione del personale.

Come Federalberghi cosa pensate di fare nel frattempo?

Stiamo attivando procedura di ammortizzatori sociali che consiste nel Fondo Integrazione Salariale che in questo momento possiamo operare solo su aziende con 15 dipendenti, che non solo la totalità. Al di sotto di questo numero stiamo attendendo i provvedimenti di Regione e Governo per estendere la cassa integrazione in deroga, perché in questo momento non c’è la copertura sufficiente.

Quanti sono i lavoratori interessati?

Secondo dati del 2018 abbiamo 8000 lavoratori diretti, senza contare i servizi correlati, a fronte di un sistema di circa 30mila lavoratori. In questo momento prevediamo in velocità di arrivare a 15% di lavoratori che andranno sottoposti a provvedimento, ma presto arriveranno al 50%. Fondamentali saranno le misure di sostegno del governo alle aziende, nella speranza che si ristabilizzi una qualche forma di normalità.

“Venezia che muore” era l’incipit di una canzone di Guccini e una frase in particolare risuona più che mai ancor più mesta in queste giornate di decreti e chiusure forzate. “Venezia è anche un sogno,di quelli che puoi comperare, però non ti puoi risvegliare con l’ acqua alla gola, e un dolore a livello del mare.