Venezia, dal 22 giugno la 12esima Biennale Danza: arte totale

Lme

Milano, 21 giu. (askanews) - Il 12esimo Festival Internazionale di Danza Contemporanea diretto da Marie Chouinard e organizzato dalla Biennale di Venezia si inaugura nel nome di Meg Stuart, Leone d'oro alla carriera, resa celebre da importanti improvisation projects e autrice di assoli, coreografie d'ensemble, installazioni site-specific ospitati anche in gallerie e mostre come Documenta X di Kassel.

Venerdì 22 giugno al Teatro alle Tese dell'Arsenale alle 20.00 il Leone d'oro alla carriera verrà consegnato a Meg Stuart e seguirà lo spettacolo "Built to Last", firmato dalla stessa coreografa americana e interpretato dalla sua compagnia Damaged Goods.

Americana di New Orleans, figlia d'arte (i genitori sono registi teatrali), Meg Stuart si trasferisce all'inizio degli anni '80 a New York dove apprende le più avanzate tecniche contemporanee ed è parte attiva della scena artistica d'avanguardia. Ma è a Lovanio, in Belgio, nel 1991, che realizza il suo primo pezzo a serata intera - Disfigure Study - per il Festival di Klapstuk; ed è sempre in Europa che la carriera internazionale di Meg Stuart decolla con No Longer Readymade (1993).

Alla Biennale Meg Stuart presenta con la sua compagnia Damaged Goods, fondata a Bruxelles nel 1994, lo spettacolo Built to Last, una novità per l'Italia. In Built to Last Meg Stuart lavora per la prima volta su brani musicali preesistenti, molti dei quali considerati pietre miliari della musica classica e pionieristici, ognuno in modo diverso, rispetto al proprio tempo. E' Alain Franco a strutturare la drammaturgia musicale per contrasti e opposizioni, spaziando nel tempo e negli stili: da Perotinus all'Eroica di Beethoven al Nuovo Mondo di Dvorák fino a Hymnen di Stockhausen e Astronaut Anthem di Meredith Monk. Tutte registrazioni che alla fine subiscono manipolazioni e distorsioni. A sua volta, Meg Stuart costruisce Built to Last sulla tensione tra la monumentalità della musica scelta e la disinvolta leggerezza della coreografia, sulla collisione tra la cristallizzazione del tempo imposta dai brani musicali e il fluire continuo del movimento della coreografia che è anche il fluire della vita. La musica è una "macchina del tempo" per i danzatori e la coreografia è il tentativo incessante dell'uomo di raggiungere una forma stabile, fissata nel tempo. "Le cose possiedono un'obsolescenza intrinseca - dice Meg Stuart - e il titolo ha un che di provocatorio. Vogliamo sempre creare cose nuove. Ma allo stesso tempo tutti abbiamo la sensazione che la fine del mondo sia vicina, e tutti ci prepariamo segretamente a questo. Triste ma vero".

La 12esima Biennale Danza rappresenta, una volta di più, l'occasione per un confronto su un'idea di arte che è totale e assolutamente contemporanea, oltre che un meccanismo che, per citare uno dei concetti più cari al presidente della Biennale Paolo Baratta, rimette in moto il desiderio di arte e, meglio il plurale, arti a tutto tondo.