Venezia, Frammartino: così abbiamo girato a 400 m di profondità

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Roma, 4 set. (askanews) – Michelangelo Frammartino racconta le difficoltà nel girare “Il Buco”, uno dei cinque film italiani in concorso alla Mostra del cinema di Venezia. Un film che rievoca la straordinaria impresa nel 1961 di un gruppo di giovani esploratori del Gruppo Speleologico piemontese che scoprì una delle grotte più profonde del mondo, 700 metri di profondità, l’Abisso del Bifurto dell’altopiano del Pollino, in Calabria.

“La grotta è affascinantissima – ha detto il regista presentando il film a Venezia – è la frontiera, quella che esiste ancora nell’era in cui tutto è mappato; ma è stato difficile realizzare il film, è una grotta verticale, ci sono pochi spazi in cui si cammina. Noi siamo scesi a meno di 700 metri, una volta a 600, le riprese si sono spinte a -400 e ci volevano diverse ore per arrivare lì e portare poi le immagini all’esterno; spesso quindi si partiva alle 7 del mattino e magari si era pronti per girare alle 16, si girava un’ora e si ricominciava a salire e questo è successo parecchie volte, le riprese sono state contenutissime perché la mole di lavoro era tutta nella discesa e nella salita”.

“Inizialmente infatti erano previste quattro settimane di riprese – ha aggiunto – poi per le difficoltà abbiamo prolungato e siamo arrivati a sei nella grotta prendendo anche giornate di riposo perché era faticoso e altre sei settimane abbiamo girato sopra”.

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