A Venezia il docufilm finanziato in bitcoin

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Oltre alla particolare attualità che racconta una storia di inclusione e collaborazione culturale in un territorio difficile e martoriato come l'Afghanistan, il documentario si distingue per essere stato in parte finanziato mediante bitcoin da parte del suo produttore Suril Desai.

Mirko Negri, imprenditore ed angel investor che cura la comunicazione della produzione, ha sottolineato la novità dell'utilizzazione delle criptoattività non già per mere finalità speculative ma per finanziare “una storia così importante e portarla sui grandi schermi”. L'avvocato Alessandro M. Lerro, esperto internazionale di fintech, ha dichiarato che la produzione lancerà un piano di offerta di Nft (Not fungible token) basati sul film, in collaborazione con Burkhan Media, allo scopo di raccogliere ulteriori fondi per finanziare altri quattro documentari sull'inclusione culturale nell'Asia centrale e sudorientale.

Shahal Khan, Ceo di Burkhan World, ha dichiarato: «Burkhan attraverso i suoi investimenti in Media, Gamification, Fintech sta investendo in infrastrutture che consentiranno a luoghi come l'Afghanistan e altre aree del mondo in cui le persone hanno bisogno di un reddito per sostenere le loro famiglie di avere la capacità di farlo. La nostra visione è aiutare a sviluppare l'economia da zero in modo che le persone abbiano una speranza di pace attraverso l'inclusione finanziaria”. Burkhan ha programmato una quotazione sul Nasdaq di The Spac da 250 milioni di dollari, che investiranno rispettivamente in Fintech, Intelligenza Artificiale e Media Content.

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