Venezia, il "padre" del Mose: attivarlo sarebbe stato una follia

Ska

Roma, 16 nov. (askanews) - Attivare il Mose per fermare l'acqua alta a Venezia "sarebbe stato un atto di pura incoscienza". Lo spiega in un'intervista a Repubblica l'ingegnere Alberto Scotti, che si definisce "più che il padre, il nonno del Mose": "Dovete togliervelo dalla testa, il Mose non può ancora proteggere Venezia perché non è finito. Sarebbe stato come guidare una Ferrari senza i freni".

"Tecnicamente era possibile sollevare le barriere, ma poi non saremmo stati in grado di seguire la marea, perché gli impianti non sono pronti", afferma l'ingegnere. "Per alzarle nel tempo utile di una mezz'ora, come avverrà quando il Mose sarà a regime, servono tre compressori. Ad oggi ne abbiamo solo uno. Ci avremmo impiegato cinque ore, non aveva senso". Cosa si rischiava? "L'allagamento delle gallerie dove ci sono i tecnici a lavorare. Senza collaudo, e con un solo compressore, il mare sarebbe passato sopra le paratoie". Insomma, "la decisione è stata molto sofferta. Non creda che io e i due commissari del Consorzio non ci sentiamo addosso questa responsabilità. Ma in quelle condizioni sarebbe stata una follia".

"Il Mose si può azionare solo quando l'acqua raggiunge un certo livello, intorno agli 80-90 cm. Non si può e non si deve farlo prima. E comunque se anche avessimo chiuso le bocche del Lido e di Chioggia, lasciando aperta quella di Malamocco dove il test di prova ha mostrato vibrazioni anomale nelle condotte, sarebbe cambiato poco: forse dieci centimetri di acqua in meno rispetto ai 187 che si sono avuti".

"Capisco l'esigenza della politica, perché la popolazione è stremata, ma il Mose non può ancora essere azionato in sicurezza", afferma Scotti. "Ai tempi di Giovanni Mazzacurati, il Consorzio diffondeva cronoprogrammi del tutto impossibili da rispettare. Ora abbiamo una data di consegna realistica: 31 dicembre 2021. Stavolta ce la faremo".