Venezia, McDonagh: Presi da noi stessi, dimentichiamo vere guerre

featured 1645638
featured 1645638

Roma, (askanews) – Dopo i due Oscar per il suo “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” il regista Martin McDonagh arriva in concorso a Venezia con “Gli spiriti dell’isola” e c’è chi già parla di Leone d’oro. Riporta insieme sullo schermo Colin Farrell e Brendon Gleeson (che aveva già diretto in “In Bruges”) in un film duro e ironico allo stesso tempo. Siamo su una remota isola irlandese, nel secolo scorso, e i protagonisti sono due vecchi amici: quando uno decide di mettere inaspettatamente fine a quell’amicizia l’altro tenta in ogni modo di ricucire il rapporto.

“Il punto di partenza del film è proprio questo tagliare fuori in maniera crudele l’altro dalla propria vita, che è una cosa orribile. Ma poi l’altro punto è: se una persona non è così cattiva, come il personaggio di Brandon, anche se si sente in colpa, cosa fa se vuole veramente rompere quel rapporto?” dice il regista.

Gli echi della guerra civile nel Paese sembrano lontani per i due protagonisti, concentrati sulle loro ossessioni. Un atteggiamento che anche oggi riguarda molti di noi, dice McDonagh: “Penso che siamo tutti un po’ così, basta pensare a quello che succede in Ucraina: sembra che ci interessi ma in realtà non facciamo molto ogni giorno, anche se lì succedono cose terribili. E il film parla anche di questo: l’essere così autoreferenziali da non essere interessati ad aiutare gli altri”.

Nel film, che arriverà nei cinema il 2 febbraio del prossimo anno, l’unica persona con una visione più ampia è una donna, la sorella di uno dei due amici, interpretata da Kerry Condon.

“Lei rappresenta la speranza nel film, quello che il personaggio di Brandon dovrebbe fare: non concentrarsi sulla sua guerra personale ma andarsene, lavorare, trovare la propria identità. Lei vede la stupidità di quel conflitto. Amo questo personaggio e la performance di Kerry, perché porta la vera speranza nel film” spiega Condon.