A Venezia premio Kineo Arte e Letteratura a Karine Tuil per 'Le cose umane'

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È appena arrivato in libreria ma ha già raccolto al Lido di Venezia il prestigioso riconoscimento Kinéo Arte e Letteratura: è il romanzo 'Le cose umane' della scrittrice francese Karine Tuil, già Prix Interallié e Prix Goncourt des Lycéens, in corso di traduzione in 12 lingue, e oltre 350 mila copie vendute solo in Francia, tradotto in Italia da La nave di Teseo. Da questo romanzo il regista Yvan Attal ha tratto l’omonimo film con Charlotte Gainsbourg, Pierre Arditi e Mathieu Kassovitz, appena presentato nella selezione ufficiale della 78esima Mostra del Cinema di Venezia.

Oltre all’autrice, all’evento sono intervenuti il direttore generale ed editoriale Elisabetta Sgarbi, il presidente della Nave di Teseo Mario Andreose e la presidente del Premio Rosetta Sannelli. Il premio è stato consegnato alla scrittrice francese con una motivazione a firma della scrittrice Elena Stancanelli che sottolinea come "nelle faccende umane il nodo del bene e del male è inestricabile Basta avvicinarsi, osservare con maggiore attenzione. Ognuno ha le sue ragioni. Buone, ottime, confutabili, di mediocre utilità… una montagna di ragioni possibili governa ciascuno dei nostri gesti". "Il romanzo di Karine Tuil racconta con esattezza di questo nodo. E lo fa a partire dal luogo dove, per eccellenza, le ragioni devono essere prodotte, un processo"

"Tutto esplode a partire da un unico detonatore, il sesso". Un romanzo impregnato del tempo segnato dal #Metoo, "che guarda e non giudica, inventa e incastra storie di uomini e donne travolti dal desiderio da una parte e dalla paura dall’altra. Immobili, sotto la spinta di due correnti opposte. Credibile fino al dolore di una nostra deforme immagine riflessa nello specchio, che vorremmo dimenticare, 'Le cose umane' ha dentro Philip Roth e George Bataille, l’angoscia dell’invecchiare, l’ottuso rifugiarsi nella claustrofobia dei riti anche religiosi, l’ossessione della solitudine, ma è soprattutto un romanzo appunto dell’umano, nella sua declinazione contemporanea: scomposta, fragile finale.

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